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Notte del 13 giugno 1997, United Center. Michael Jordan ha appena chiuso il suo quinto anello con i Chicago Bulls, e mentre il palazzetto si svuota lascia il parcheggio con il sigaro acceso, il trofeo a bordo e un V12 che rimbomba tra le rampe. L'auto è una Ferrari 550 Maranello rosso Barchetta, targa dell'Illinois MJ 5. Da quella notte in poi diventa parte dell'iconografia dei Bulls quanto la maglia numero 23. Poi, per quasi un quarto di secolo, sparisce.
Il telaio 108712 viene consegnato il 29 maggio 1997 da Foreign Cars Italia di Greensboro, concessionaria storica del Nord Carolina. Il libretto di garanzia è ancora a bordo e porta la firma di Jordan e il suo indirizzo di Durham. La configurazione è tra le più rare e sobrie mai uscite dalla gamma 550: rosso Barchetta su pelle tan, con cerchi Speedline cromati.
C'è poi un dettaglio su misura che nessun altro esemplare condivide. Con i suoi 198 centimetri, Jordan non entrava comodamente in una GT costruita per taglie normali: Maranello avrebbe allungato le guide del sedile e ridotto lo spessore dell'imbottitura, per arretrare la seduta oltre il limite di serie. Una modifica da lungo con le ginocchia sotto il mento, tradotta in ingegneria.
La 550 Maranello segna il ritorno del motore anteriore sulla ammiraglia di Maranello dopo vent'anni di architetture centrali, un cambio di modulo che ancora oggi prosegue con la 12Cilindri. Sotto il cofano lavora il Tipo F133A, un V12 da 5.5 litri aspirato da 485 CV, abbinato a un manuale a sei rapporti con cancelletto e capace di superare i 320 km/h. Ne sono stati costruiti 3.083 esemplari tra il 1996 e il 2001.
Questo, però, non è mai stato un pezzo da salotto. Il contachilometri segna circa 6.400 miglia, poco più di 10.000 chilometri percorsi tra allenamenti, partite casalinghe e apparizioni pubbliche nelle ultime stagioni di Jordan a Chicago. La Ferrari compare anche in The Last Dance, il documentario Netflix del 2020, insieme alla Porsche 911 Turbo Cabriolet e alla Corvette C4 ZR 1 del cestista.
Il salto culturale arriva nel 1998, quando Tinker Hatfield disegna le Air Jordan XIV guardando esattamente questa vettura. La pelle trapuntata richiama gli interni della 550, il tallone riprende il battistrada di uno pneumatico, le prese d'aria scolpite arrivano dritte dalla carrozzeria e il Jumpman finisce dentro uno scudetto modellato su quello del Cavallino Rampante.
Jordan le calza per la prima volta il 14 giugno 1998, gara 6 delle Finals contro Utah. A 5.2 secondi dalla sirena si alza in sospensione su Bryon Russell e segna il "Last Shot", ultimo canestro in maglia Bulls e sesto titolo. Nel giro di una settimana nascono due leggende del merchandising sportivo. Dietro entrambe, in silenzio, c'è la Ferrari.
Il 4 dicembre 2002 Jordan vende la vettura tramite Lake Forest Sportscars, in Illinois. Poi il buio: nessun avvistamento pubblico confermato, e tra i collezionisti la 108712 finisce nella lista delle celebrity car scomparse.
A riportarla in campo è John Temerian, cofondatore di CURATED, che alla caccia dedica dieci anni e, secondo quanto riportato, anche l'aiuto di investigatori privati. La svolta arriva da un vecchio forum online dove compare un numero di telaio parziale, sufficiente a ricostruire il VIN completo. Gli archivi storici dei concessionari Ferrari fanno il resto: risultava ancora intestata a Michael Jordan, targa MJ 5 inclusa. La pista porta a un collezionista californiano che l'aveva tenuta per anni senza mai metterla sul mercato. Temerian la compra senza averla mai vista e il 29 maggio 2026, esattamente ventinove anni dopo la prima consegna, la Ferrari rientra a Chicago.
La 550 Maranello è in vendita su JOOPITER, con stima tra 700.000 e 1,3 milioni di dollari e apertura delle offerte fissata al 15 settembre. Cifre che dicono poco del valore reale: come insegna la McLaren F1 GTR di Nick Mason, volata a 34,655 milioni di dollari, la provenienza pesa più di qualsiasi listino, e qui la provenienza è la firma sul libretto di garanzia.
Jordan, nel frattempo, non ha mai lasciato del tutto il mondo delle corse: è comproprietario del team 23XI Racing in NASCAR, tre Toyota Camry XSE schierate a tempo pieno e lui spesso in piedi sul pit box. La palla a due, stavolta, la battono i collezionisti.
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