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La Mazda MX-5 è molto più di una semplice spider: è un’icona globale del piacere di guida. Dal 1989 a oggi ha costruito la propria fama su leggerezza, bilanciamento perfetto e meccanica semplice. Eppure, nella sua lunga storia, non sono mancati progetti sorprendenti rimasti nascosti nei cassetti di Hiroshima. Tra questi, un clamoroso prototipo con motore V6 che avrebbe potuto cambiare radicalmente il carattere della Miata. Oggi, invece, la sfida è un’altra: come sopravvivere nell’era delle normative anti-emissioni senza diventare elettrica? La risposta potrebbe arrivare dai carburanti sintetici.
Negli ultimi mesi Mazda ha confermato l’esistenza di un prototipo interno sviluppato circa vent’anni fa con un motore V6 da 2,5 litri installato sotto il cofano della MX-5. Un’idea che, sulla carta, avrebbe soddisfatto chi ha sempre desiderato più potenza dalla piccola roadster giapponese. Il propulsore, derivato dalla produzione di serie dell’epoca e utilizzato su modelli come la Mazda MX-6, garantiva prestazioni superiori rispetto ai tradizionali quattro cilindri della gamma Miata. Tuttavia, durante i test emersero limiti strutturali difficili da ignorare.
Il V6 risultava troppo ingombrante in altezza, tanto da compromettere la linea del cofano. Ancora più critico era l’impatto sulla distribuzione dei pesi: la MX-5 è famosa per il suo equilibrio quasi perfetto e l’aggiunta di un motore più pesante avrebbe alterato la dinamica di guida. Alla fine, la dirigenza scelse di fermare tutto. Una decisione che oggi appare coerente con la filosofia del modello: la MX-5 non è mai stata un’auto da numeri assoluti, ma da sensazioni pure. Meglio rinunciare a qualche cavallo in più che sacrificare l’armonia del telaio.
Se in passato la tentazione era aumentare la potenza, oggi la questione è ancora più delicata. Le normative europee e globali sulle emissioni stanno spingendo l’intero settore verso l’elettrico. Anche Mazda sta investendo in questa direzione, ma per la futura generazione della MX-5, conosciuta internamente come “NE”, la Casa giapponese vuole evitare un’elettrificazione pesante che ne snaturi l’essenza.
Un’auto elettrica pura comporterebbe batterie di grandi dimensioni, con un inevitabile aumento di peso. Per una vettura che ha costruito il proprio mito su leggerezza e agilità, sarebbe un compromesso enorme. Per questo Mazda sta valutando soluzioni alternative, tra cui sistemi mild-hybrid leggeri e soprattutto l’utilizzo di carburanti sintetici.
Secondo quanto dichiarato dai vertici tecnici europei del marchio, la futura MX-5 potrebbe continuare a utilizzare un motore termico alimentato con e-fuel, ovvero benzina sintetica prodotta attraverso processi che mirano a compensare la CO2 emessa in fase di combustione. I carburanti sintetici vengono realizzati combinando idrogeno “verde” con anidride carbonica catturata dall’atmosfera o da processi industriali.
Il risultato è un combustibile potenzialmente neutrale dal punto di vista delle emissioni complessive. Questo permetterebbe alla MX-5 di rimanere fedele alla configurazione tradizionale con motore a combustione interna, senza abbandonare il piacere meccanico tanto amato dagli appassionati. Mazda non è nuova a queste sperimentazioni. In Giappone ha già partecipato a competizioni come la serie Super Taikyu utilizzando carburanti alternativi, dimostrando un interesse concreto verso soluzioni sostenibili che non passino necessariamente dall’elettrico puro.
Naturalmente restano incognite importanti. La produzione su larga scala di e-fuel è ancora costosa e le infrastrutture di distribuzione sono limitate. Tuttavia, con l’Unione Europea che ha aperto uno spiraglio per i motori a combustione alimentati esclusivamente da carburanti sintetici oltre il 2035, lo scenario potrebbe cambiare nei prossimi anni.
Mazda
Viale Alessandro Marchetti, 105
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800 062 932
https://www.mazda.it/
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