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La scena è più comune di quanto si pensi: la playlist preferita in sottofondo, i figli che chiacchierano dietro, e all’improvviso squilla il telefono. La voce dell’interlocutore invade l’abitacolo, la musica si interrompe e la conversazione diventa di dominio pubblico. Ecco, è proprio questo il problema che Mercedes-Benz e Meta vogliono risolvere con la collaborazione strategica appena annunciata, che porta gli occhiali AI di Meta dentro l’auto. E la Stella diventa così il primo costruttore al mondo a integrarli nativamente nel sistema di bordo.
Il cuore del progetto è semplice da spiegare e piuttosto furbo nell’esecuzione: l’auto e gli smart glasses dialogano tra loro e il guidatore decide dove far arrivare ciascun suono. Le indicazioni del navigatore, le risposte dell’assistente virtuale Mercedes, gli SMS e i messaggi e soprattutto le telefonate private possono finire direttamente nelle stanghette degli occhiali, senza passare dagli altoparlanti.
Nel frattempo musica e radio continuano a suonare in abitacolo senza interruzioni, per la gioia di chi viaggia accanto. C’è anche un dettaglio pratico non da poco: durante una chiamata si può passare al volo dagli occhiali all’impianto audio dell’auto e viceversa, per esempio quando si decide di coinvolgere i passeggeri nella conversazione. Il tutto si gestisce dall’interfaccia Mercedes, direttamente dallo schermo centrale, senza app esterne da smanettare.
Da Menlo Park la lettura è chiara. Alex Himel, vicepresidente della divisione wearables di Meta, ha spiegato che in macchina non sempre si ha voglia di condividere le proprie chiamate con tutti: ora è il guidatore a scegliere, con istruzioni e telefonate all’orecchio e i contenuti multimediali che proseguono in abitacolo.
Sul fronte tedesco, Ida Wolf, a capo di innovazione, operazioni e digitalizzazione dello sviluppo Mercedes, ha sottolineato come il futuro dell’esperienza digitale non dipenda più da un singolo dispositivo ma dalla capacità dei dispositivi di lavorare insieme. E ha rivendicato il ruolo di MB.OS, il sistema operativo proprietario della Casa, nel portare a bordo nuove tecnologie in tempi rapidi.
Al di là della funzione in sé, la mossa racconta molto della strategia di Stoccarda. Mercedes sta costruendo intorno a MB.OS un ecosistema digitale aperto ai partner, capace di agganciare le tecnologie di consumo più diffuse e trasformarle in funzioni di bordo. Gli occhiali di Meta sono uno dei dispositivi indossabili più chiacchierati del momento, e portarli in auto prima di tutti gli altri è un segnale preciso: l’abitacolo non è più un mondo chiuso, ma un pezzo della vita digitale di chi guida.
Il debutto è fissato per l’inizio del 2027, seguito da una diffusione globale più ampia. La funzione arriverà sui modelli basati su MB.OS, tra cui CLA, GLA, GLB, Classe C elettrica, GLC elettrica, AMG GT Coupé 4 porte, VLE, EQS, GLE, GLS e Classe S. Mancano ancora dettagli su tempistiche specifiche per l’Italia ed eventuali costi o abbonamenti: su questo fronte Mercedes non si è ancora sbilanciata.
La scelta di partire solo dall’audio è voluta e, sulla carta, sensata. Mercedes parla di una prima generazione pensata per offrire un vantaggio immediato nella guida quotidiana senza aggiungere distrazioni: niente da guardare, solo suoni mandati nel posto giusto.
Poi però ci si siede al volante. Abbiamo potuto provare il sistema in anteprima e la sensazione è netta: l’innovazione funziona, ma deve fare i conti con anni di abitudini consolidate. Per chiunque guidi da tempo, l’auto “parla” dagli altoparlanti, le chiamate si gestiscono dal volante e il navigatore è una voce che riempie l’abitacolo. Spostare una parte di tutto questo dentro un paio di occhiali smart significa rimettere in discussione riflessi che diamo per scontati, e non sempre il cervello è pronto a seguire la tecnologia alla stessa velocità.
Il punto non è se il sistema funzioni, ma quanto tempo serve perché diventi naturale. Decidere cosa mandare nell’orecchio e cosa lasciare agli altoparlanti, ricordarsi di indossare gli occhiali prima di partire, fidarsi del passaggio delle chiamate da un canale all’altro: sono gesti nuovi, che chiedono un periodo di rodaggio. E c’è un aspetto che durante la prova salta subito all’occhio, anzi all’orecchio: i messaggi in arrivo non compaiono sullo schermo centrale, ma vengono recapitati direttamente agli occhiali di Meta. Una piccola rivoluzione in termini di privacy, perché chi siede accanto non può più sbirciare mittente e contenuto sul display, come succede oggi con lo smartphone collegato all’auto. Il rovescio della medaglia è che lo sguardo, per riflesso, continua a cercare la notifica sullo schermo, dove però non arriva più nulla. È lo stesso attrito che abbiamo vissuto con i primi comandi vocali o con i touchscreen al posto dei tasti fisici, e che il tempo ha poi smussato. La vera scommessa di Mercedes e Meta è proprio questa: convincere chi guida che vale la pena cambiare abitudini, in cambio di un abitacolo dove ciò che è personale resta personale.
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