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C'è stato un tempo in cui l'industria automobilistica cinese veniva accusata di guardare a Occidente con la matita in mano, ricalcando linee e proporzioni delle berline tedesche. Oggi lo scenario è cambiato radicalmente: i costruttori cinesi si sfidano tra loro, a colpi di cavalli, autonomie e prezzi aggressivi. L'ultimo capitolo di questa guerra fratricida porta la firma di BYD, che attraverso il marchio premium Fang Cheng Bao ha appena presentato la Formula S e la sua variante Formula S GT. Il bersaglio è chiarissimo: la Xiaomi SU7, fenomeno commerciale degli ultimi due anni, e l'intramontabile Tesla Model 3.
Le due nuove arrivate prendono ispirazione stilistica dalla Formula X, la supercar che ha fatto da manifesto tecnologico del brand. Il risultato è una coppia di berline elettriche sportive di taglia medio grande che non passano inosservate: la Formula S adotta una silhouette da coupé a quattro porte, mentre la Formula S GT sceglie la strada più raffinata della shooting brake, formula cara agli appassionati europei.
Le misure raccontano ambizioni da ammiraglia. La Formula S è lunga 5.060 mm, larga 1.967 mm e alta appena 1.483 mm; la GT è leggermente più compatta in lunghezza (5.025 mm) e più bassa (1.458 mm). Il passo è identico per entrambe: 2.960 mm, una quota che promette abitabilità generosa. Ma il numero che fa davvero rumore è il coefficiente aerodinamico: 0,22 per la coupé, un valore da primato, e 0,25 per la GT.
Sotto la carrozzeria c'è una piattaforma ad alte prestazioni che offre un ventaglio di configurazioni. Le versioni a trazione posteriore erogano 245 kW (329 CV) oppure 300 kW (402 CV), mentre le varianti a trazione integrale schierano due motori per una potenza complessiva di 490 kW, pari a 657 CV. Numeri che collocano la Formula S nel territorio delle sportive vere, non soltanto delle berline veloci.
Sul fronte dell'autonomia, la gamma tocca un massimo di 900 km secondo il ciclo CLTC, lo standard cinese notoriamente più ottimista del WLTP europeo. Resta comunque un dato importante, soprattutto se abbinato alla ricarica flash: bastano 5 minuti per passare dal 10 al 70% e 9 minuti per arrivare dal 10 al 97%. In pratica, il tempo di un caffè.
La vera novità tecnica della serie è il debutto della sospensione magnetoreologica DiSus M, capace di regolare lo smorzamento nell'ordine dei millisecondi. Tradotto: la vettura adatta in tempo reale la risposta degli ammortizzatori alle condizioni della strada e allo stile di guida, cercando il compromesso ideale tra comfort e precisione in curva. Non manca la guida assistita avanzata grazie al sistema God's Eye B con LiDAR, che abilita la navigazione assistita (NOA) sia in autostrada sia in città.
Se fuori la Formula S gioca la carta della sportività, dentro punta tutto sull'esperienza. Spiccano l'head up display in realtà aumentata da 26 pollici, l'impianto audio firmato Devialet e i sedili "zero gravity" pensati per il massimo relax.
L'idea più curiosa, però, è l'ecosistema aperto dell'abitacolo. BYD ha disseminato l'interno di interfacce hardware modulari, con attacchi a pin, magnetici e filettati, che permettono di personalizzare la plancia con accessori dedicati: luci ambientali magnetiche, pulsanti fisici per le scorciatoie e perfino un kit per il karaoke. Un approccio che ricorda da vicino la filosofia di Xiaomi, abituata a trasformare l'auto in un'estensione del proprio universo di dispositivi. E qui la sfida si fa quasi ironica: BYD attacca il rivale proprio sul terreno che lo ha reso celebre.
Il colpo più duro alla concorrenza arriva dal listino. In Cina la Formula S parte da 189.900 yuan, pari a circa 23.200 euro, e arriva a 229.900 yuan (circa 28.000 euro) per le versioni a trazione integrale. La Formula S GT attacca a 219.900 yuan, circa 26.800 euro, e sale fino a 239.900 yuan (circa 29.300 euro). Cifre che, al netto di tasse e costi di importazione, raccontano quanto il mercato cinese abbia ormai spostato l'asticella del rapporto tra prezzo e contenuti.
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