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C'era una volta un regno incontrastato, quello di Tesla, dove Elon Musk sedeva sul trono dell'elettrico senza rivali all'orizzonte. Quella favola è finita. Il 2025 segna un punto di svolta epocale per l'industria automobilistica mondiale: BYD è ufficialmente il primo costruttore di auto elettriche al mondo, scavalcando il colosso texano in una sfida che sembrava impossibile solo pochi anni fa.
Il verdetto dei dati è impietoso. Il gigante cinese chiude l'anno con 2,26 milioni di veicoli elettrici consegnati nel mondo, un risultato che fa impallidire il milione e 640mila unità di Tesla. Se poi allarghiamo lo sguardo all'intera gamma, includendo le ibride, BYD raggiunge la cifra monstre di 4,6 milioni di automobili vendute in dodici mesi. Un'ascesa vertiginosa per un'azienda fondata nel 1995 che, fino a poco tempo fa, operava con una presenza internazionale ancora limitata.
Cosa è successo alla creatura di Musk? I problemi si sono accumulati come nubi temporalesche all'orizzonte. L'analisi delle consegne racconta una storia di fragilità strutturale: delle 1.640.752 vetture immatricolate, ben 1.583.359 appartengono alla coppia Model 3 e Model Y. Le restanti 57.393 si dividono tra la linea premium Model S/X e il tanto discusso Cybertruck.
Il messaggio è chiaro: la gamma Tesla è troppo ristretta. La berlina e il SUV continuano a macinare numeri, ma la loro anzianità inizia a pesare su una clientela sempre più esigente. Il segmento lusso non decolla come sperato, mentre il Cybertruck si è trasformato in un clamoroso flop commerciale. A complicare ulteriormente il quadro, l'esposizione politica sempre più marcata di Elon Musk potrebbe aver allontanato una fetta significativa di potenziali acquirenti.
Il sorpasso di BYD non è semplicemente una questione di numeri. È la certificazione ufficiale che la Cina compete ormai alla pari con i costruttori occidentali nel settore della mobilità elettrica. Anzi, li supera. Un'azienda che fino a ieri rappresentava una minaccia teorica oggi detta le regole del gioco, forte di una capacità industriale impressionante e di una gamma prodotto in grado di coprire ogni fascia di mercato.
Se in casa Tesla si piange, dalle parti dei costruttori europei non c'è molto da ridere. L'Europa osserva questa partita da spettatore, consapevole che il 2026 potrebbe riservare sorprese ancora più amare. La transizione elettrica si sta giocando su un campo dove le regole le scrivono altri, e la rincorsa rischia di diventare sempre più affannosa.
Il messaggio che arriva dalla Cina è inequivocabile: il futuro dell'auto elettrica parla mandarino. E chi non l'ha ancora capito, farebbe bene a prendere appunti.
Byd
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3125 BK Schiedam
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