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C'è chi ha fiutato l'affare della mobilità elettrica prima ancora che diventasse mainstream, ma non nel modo che immaginavano i costruttori. A Perugia tre persone sono finite nei guai per aver trasformato le colonnine di ricarica pubbliche in un distributore gratuito, aggirando il sistema con una tecnica che fino a ieri sembrava roba da film di spionaggio.
Il conto della presunta impresa è salato: oltre 10.000 euro di energia prelevata senza pagare un centesimo. E soprattutto, un metodo che apre scenari inquietanti per tutto il settore.
Il meccanismo ricostruito dagli inquirenti è tanto semplice nella logica quanto sofisticato nell'esecuzione. Il gruppo, secondo la Procura, si sarebbe dotato di apparati elettronici portatili capaci di intercettare e replicare il segnale radio emesso dalle tessere di ricarica dei clienti in regola.
Una volta catturato e clonato il codice identificativo, il gioco era fatto. Bastava avvicinarsi a una colonnina, lasciare che il dispositivo trasmettesse il codice copiato e attendere: il sistema riconosceva la tessera come autentica e faceva partire la ricarica senza addebitare nulla. Il tutto gestito comodamente da smartphone, come se si stesse aprendo un'app qualsiasi.
A far scattare l'allarme non sono stati i truffatori, ma le vittime inconsapevoli. Enel X ha presentato denuncia dopo aver raccolto una raffica di segnalazioni da parte di utenti spaesati, che si ritrovavano in bolletta ricariche mai effettuate. Persone che pagavano energia consumata da qualcun altro, a chilometri di distanza.
Le indagini sono state affidate agli specialisti del Centro operativo per la sicurezza cibernetica di Perugia, che hanno ricostruito passo dopo passo il presunto schema. Le perquisizioni hanno portato al sequestro dei dispositivi usati per la clonazione dei segnali e dei software installati sugli smartphone degli indagati, materiale che ora finirà sotto la lente degli analisti.
Il punto più delicato non è il singolo caso umbro, ma quello che rappresenta. Per gli inquirenti si tratta di una nuova minaccia per le infrastrutture di ricarica, un fenomeno destinato a crescere di pari passo con il numero di auto elettriche in circolazione.
Le vecchie truffe legate al carburante avevano quantomeno un lato artigianale e intuibile, come il classico raggiro del prezzo alla pompa aumentato all'improvviso con tanto di richiesta di "prestito". Qui il piano è completamente diverso: niente contatto fisico, niente sotterfugi da strada, solo elettronica e codici che viaggiano nell'aria.
La rete di ricarica pubblica sta diventando un'infrastruttura critica quanto le stazioni di servizio tradizionali, e questo caso dimostra che i criminali informatici l'hanno già capito. La sfida per gli operatori, adesso, è blindare un sistema che finora sembrava a prova di furbetti.
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