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Ci sono brevetti che parlano di cavalli, di chilometri e di tempi sul giro. E poi ce ne sono altri, molto più silenziosi, che raccontano qualcosa di più profondo su come stia cambiando il rapporto tra chi guida e l'abitacolo che lo circonda. Quello depositato da Volkswagen appartiene chiaramente alla seconda categoria, perché non promette prestazioni migliori né consumi ridotti. Promette, se così si può dire, di tenere occupate le dita.
Sembra un dettaglio marginale, eppure basta pensare a cosa succede in coda in tangenziale per capire il ragionamento. Un ingorgo che non si muove, un pedone che attraversa senza guardare, un concerto di clacson alle spalle: sono situazioni che generano tensione nervosa senza offrire alcuno sfogo fisico a chi resta immobile dietro la corona del volante. Le mani stringono, le spalle si irrigidiscono, la mascella si serra. Ed è esattamente lì che l'ingegneria tedesca ha deciso di infilarsi.
Il documento descrive un inserto tattile collocato in una posizione raggiungibile dalle dita senza compromettere la presa sul volante, quindi senza intaccare la sicurezza attiva. La particolarità sta nella sua natura mutevole: può assumere la forma di un cuscinetto in gomma morbida, di un elemento zigrinato in metallo, di piccole sfere rotanti oppure di interruttori dotati di feedback aptico.
L'obiettivo dichiarato è ricreare vibrazioni e piccoli scatti sotto i polpastrelli, lo stesso principio che ha reso i fidget toys un fenomeno globale negli uffici di mezzo mondo. Una scarica di tensione a costo zero, che passa dal corpo e non dalla testa. La cosa più interessante, però, è che il sistema viene immaginato come intercambiabile e personalizzabile, il che apre uno scenario commerciale piuttosto goloso: un intero mercato aftermarket dedicato allo stress da guida, con inserti da scegliere come oggi si sceglie una cover per lo smartphone.
Il tempismo di questo brevetto è tutt'altro che casuale, perché arriva mentre l'industria sta smontando e rimontando l'idea stessa di sterzo. Da una parte corrono i sistemi steer by wire, con Tesla e Mercedes in prima fila nel togliere il collegamento meccanico di emergenza tra volante e ruote, trasformando la guida in un dialogo interamente digitale. Dall'altra c'è chi ragiona in direzione opposta, cercando di rendere più umano ciò che già esiste.
Volkswagen sembra voler stare su questo secondo fronte, almeno in questo caso specifico. Non si tratta di aggiungere uno schermo, un assistente vocale o un ennesimo menu da navigare, ma di restituire alla mano qualcosa da fare mentre il cervello resta in attesa. Un approccio quasi analogico, in un'epoca in cui la tendenza dominante è nascondere ogni comando dietro una superficie liscia.
Va detto che un brevetto non è mai una promessa di produzione, e la storia dell'automobile è piena di idee depositate e mai arrivate su strada. Il contesto in cui nasce, poi, è tutto fuorché tranquillo: il gruppo di Wolfsburg è nel pieno di un processo di ristrutturazione industriale che coinvolge stabilimenti, costi e forza lavoro, e non è scontato che una soluzione del genere sopravviva alle priorità di bilancio.
Resta però il segnale, e il segnale è chiaro. Il benessere a bordo sta diventando una voce progettuale al pari del comfort acustico o della qualità dei materiali, perché il tempo passato in auto è sempre più tempo passato fermi. Se l'abitacolo del futuro dovrà occuparsi anche del nostro umore, forse è logico che tutto cominci dal punto in cui le mani stanno appoggiate per ore.
Volkswagen
Viale G.R. Gumpert, 1
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(VR) - Italia
800 865 579
https://www.volkswagen.it/it.html
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