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Cinque settimane di silenzio, fisioterapia e simulatore. Tanto è passato dal terribile impatto di Suzuka che ha lasciato Oliver Bearman con un ginocchio malconcio e il Circus con una sfilza di interrogativi sulla sicurezza. Il giovane pilota della Haas si presenta a Miami con il sorriso di chi ha superato la tempesta, ma anche con la fermezza di chi sa che il suo incidente ha accelerato una rivoluzione necessaria. "Ha aiutato, ma non credo abbia cambiato i temi principali su cui ci stavamo già concentrando con la FIA", ammette Ollie.
Foto copertina: ANSA
Il GP di Miami 2026 non è solo una gara di ritorno; è il banco di prova per i nuovi correttivi tecnici pensati per eliminare quel pericoloso delta di velocità tra le vetture che, in Giappone, ha trasformato un normale duello con Colapinto in un momento di puro terrore. La Formula 1 ha ascoltato i piloti, e Bearman non nasconde il sollievo per alcune novità introdotte proprio per semplificare la vita nell'abitacolo: "Nelle ultime gare dovevamo gestire l'acceleratore manualmente anche all'inizio del giro di qualifica. Dovevi guardare giù verso il display per vedere esattamente quanto gas stavi dando: farlo a 300 all'ora è un po' pericoloso. Ora è tutto automatizzato, finalmente possiamo tornare a guidare seguendo l'istinto invece di pensare a mille procedure".
Il recupero fisico è stato rapido, nonostante lo spavento iniziale della famiglia. Bearman racconta di essere sceso subito dalla vettura a Suzuka proprio per rassicurare i suoi, anche se oggi, a mente fredda, riconosce che avrebbe dovuto aspettare i soccorsi per riprendere fiato. Il ginocchio destro, quello che deve dosare i cavalli della Power Unit Ferrari, ha risposto bene: "Già dopo pochi giorni riuscivo a guidare al simulatore perché dovevo usare solo la caviglia. Sono stato fortunato".
Ma Miami porta con sé anche l'incognita delle prestazioni e di un regolamento che, per i motoristi, sembra un bersaglio mobile. Se da un lato Bearman difende la sicurezza delle nuove procedure di partenza per evitare auto piantate in griglia — "Non possiamo permetterci macchine che stallano, è semplicemente pericoloso" — dall'altro non nasconde il fascino per un futuro che potrebbe riportare il sound dei motori termici al centro della scena. "Il 'petrol head' che è in me amerebbe riavere i V8 o i V10 alimentati da carburanti sostenibili. La F1 sta facendo un lavoro incredibile con i fuel green, e se ci fosse un modo per usarli su motori tradizionali, credo che tutti noi piloti saremmo favorevoli".
Per ora, però, la realtà dice 2026, motori ibridi complessi e un meteo della Florida che promette temporali improvvisi. Bearman non ha mai guidato queste auto sul bagnato e non lo ha fatto nemmeno nei test di Barcellona. "Sarà una sfida, abbiamo molta più potenza di picco rispetto all'anno scorso e i livelli di energia variano da curva a curva. A volte sembra quasi innaturale".