F1. "Ho dovuto lasciare la pista, ero nel baratro": Hamilton rivela il clamoroso retroscena del miracolo in qualifica a Barcellona

F1. "Ho dovuto lasciare la pista, ero nel baratro": Hamilton rivela il clamoroso retroscena del miracolo in qualifica a Barcellona
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Lewis Hamilton si racconta a cuore aperto dopo il secondo tempo a Barcellona, confessando la crisi del venerdì e il clamoroso reset psicologico che lo ha riportato in prima fila a soli 64 millesimi dalla pole
13 giugno 2026

Sfiorare la prima pole position in rosso per soli 64 millesimi è una di quelle scariche di adrenalina che riconciliano con il motorsport, specialmente se fino a poche ore prima ti sentivi sprofondare in un baratro inspiegabile. Lewis Hamilton si prende la prima fila a Barcellona, accarezza il sogno del colpaccio e si piazza lì, nel mezzo delle Mercedes guidate dal poleman George Russell e Kimi Antonelli. Una prestazione maiuscola, arrivata dopo un venerdì e una mattinata di sabato da incubo, passati a inseguire un feeling che sembrava svanito nel nulla.

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Per capire la portata del sabato catalano del sette volte campione del mondo bisogna scavare proprio nelle ore precedenti alla qualifica, in quel distacco pesante, quasi umiliante, che lo separava dal compagno di squadra Charles Leclerc. "È stato un fine settimana davvero complicato per me – ammette un Hamilton visibilmente sollevato ma ancora sferzato dalla tensione della pista –. Dopo aver saltato le FP1 ho faticato tantissimo a trovare il passo. Non mi ero mai sentito così giù: il divario tra me, Charles e tutti gli altri era enorme, oscillava tra i cinque e gli otto decimi. In una sessione ho accusato persino un secondo dalla vetta. Sapevo dove fosse il tempo, ma per andarlo a prendere avevo bisogno di un salto quantico prima della qualifica".

La svolta, quasi paradossalmente, è arrivata cercando il vuoto. Isolandosi dal caos del paddock. "Per la prima volta in carriera ho lasciato fisicamente la pista tra le FP3 e le qualifiche. Ho detto al team: 'Devo andarmene da qui'. Sono tornato nel mio motorhome, mi sono collegato al briefing con gli ingegneri via telefono e ho fatto un reset totale. Qualunque cosa sia scattata nella mia testa, ha funzionato. Quando ho tagliato il traguardo nel Q1 e mi sono visto in prima posizione non riuscivo a crederci".

Il pacchetto di aggiornamenti portato dalla Scuderia a Barcellona ha risposto presente, anche se la SF-26 resta una vettura sofisticata e complessa da domare, specialmente con queste coperture moderne che Hamilton definisce "peaky", capaci di mandare in crisi l'aderenza nel giro di tre curve. "La macchina andava davvero bene in qualifica – spiega Lewis – ed è tutto merito dei ragazzi a Maranello. Stanno lavorando sodo, sappiamo qual è la nostra Stella Polare. Questa è una sfida a chi porta più sviluppi, e i nostri ci hanno aiutato a chiudere il gap. Ma queste vetture sono difficili. Io stavo staccando fortissimo alla curva 4, lo si vedeva chiaramente. Credo che Charles abbia provato a portare ancora più velocità in quel punto, ma purtroppo per lui non ha funzionato, è finito largo. Trovare il bilanciamento perfetto è quasi impossibile: hai un inserimento pazzesco nelle prime tre curve e poi ti ritrovi a lottare per tenere la macchina in pista nel resto del giro. È la linea più sottile che io ricordi in tutta la mia carriera per estrarre fino all'ultima goccia di prestazione".

La pole è sfuggita per una manciata di millesimi, forse persi proprio in quella prima curva dove Lewis ha voluto osare oltre il limite, complice una discussione strategica nel box sulla gestione degli pneumatici. "Abbiamo avuto un bel dibattito nel garage dopo la bandiera rossa. Volevano mandarmi fuori per un solo tentativo con gomme nuove, ma io insistevo per fare prima un giro di riferimento con un set usato. Alla fine le gomme avevano già perso parecchio potenziale, mezzo secondo abbondante. Quando sono arrivato alla curva 1 ho sparato tutto quello che avevo, forse sono entrato troppo profondo, ho avuto un sottosterzo enorme e sono finito largo in uscita, pagando il prezzo anche alla curva 2. Lì avrò perso tra il mezzo decimo e un decimo, devo guardare i dati. Ma sono felice di aver seguito il mio istinto".

Cosa manca ancora alla Ferrari per battere la Mercedes? Hamilton non si nasconde, indicando con la precisione del tecnico le aree in cui la Stella a Tre Punte ha ancora un piccolo margine. "Ci manca ancora qualcosina in termini di potenza o di erogazione dell'ibrido. In rettilineo e verso la curva 4 loro riescono ancora a spingere un po' di più, guadagnano quei piccoli millesimi lungo tutto il tracciato. E poi il retrotreno: il sogno di ogni pilota è avere più carico aerodinamico al posteriore, e la Mercedes ha un retrotreno solidissimo ormai da tempo. Continuerò a chiedere ai ragazzi di spingere in quella direzione".

La mente è già alla gara, a una partenza che si preannuncia rovente. Lewis scatterà dal lato sporco della pista, nel mezzo di una morsa d'argento che proverà a scappare fin dallo spegnimento dei semafori. "La Mercedes è stata velocissima nei long run, come del resto lo è stata per tutto l'anno. Non ho idea se sarò in grado di tenere il loro passo, lo scopriremo solo domani. Però sono lì, sono il più vicino alla vetta che sia mai stato in qualifica quest'anno. Ci proverò, questo è sicuro. Quello che stiamo facendo a Maranello funziona, stiamo crescendo. Voglio che tutti i ragazzi a casa sappiano quanto sono grato per i loro sforzi. Vedere che siamo così vicini già adesso, a questo punto della stagione, ti dà una carica pazzesca. La battaglia è aperta".

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