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Chiamarla restomod sarebbe un’offesa. La nuova Kimera K39 è un’altra cosa, un’altra specie, un altro modo di pensare l’auto da corsa nel 2026. Non un’evoluzione né un omaggio nostalgico, ma un manifesto tecnico costruito da capo che mira a portarsi in cima al Pikes Peak con l’ambizione di mettere in difficoltà persino le hypercar elettriche più spinte. Quando i giri salgono e l’aria si fa rarefatta, il fascino del termico sa ancora dire la sua.
Luca Betti e i suoi tecnici di Cuneo non hanno fatto nulla a metà. La piattaforma della K39 ruota attorno a una scocca portante in fibra di carbonio disegnata da zero, sviluppata insieme a un pacchetto aerodinamico estremo che evoca, nelle proporzioni e nelle tensioni superficiali, le forme della Lancia Beta Montecarlo Group 5, la silhouette che fece la storia del Campionato Mondiale Sport Prototipi sul finire degli anni Settanta sotto i colori Martini Racing. Un fil rouge che lega ieri e domani senza mai cedere al citazionismo, perché qui non si tratta di rifare quella macchina, ma di immaginare cosa sarebbe diventata oggi.
Tra gli addetti ai lavori c'è chi giura su un V8 generoso di coppia ai bassi regimi, una scelta logica per le pieghe più infami del Colorado. Eppure la pista più calda porta in un'altra direzione. La sinergia ormai stretta con Italtecnica e il loro nuovo ITV6 lascia presagire che il cuore della K39 batterà a sei cilindri: un 3.0 V6 biturbo sviluppato su misura, declinato in tre configurazioni pensate per altrettante missioni.
La variante Step 1 è la stradale, omologata per la circolazione e calibrata su 610 CV a 7.200 giri/min: il biglietto d'ingresso per i pochi clienti che potranno chiamare propria una K39. Si sale poi allo Step 2 Endurance, configurazione spinta a 700 CV a 8.000 giri/min e tarata per resistere alle competizioni di lunga durata, dove ogni dettaglio fa la differenza tra ritirarsi e arrivare al traguardo. In cima alla piramide vive lo Step 3 Hill Climb, il vero protagonista del Pikes Peak: un blocco da 750 CV equipaggiato con sovralimentazione sequenziale spinta a 1,8 bar, pensato per inghiottire l'aria sempre più sottile della scalata più crudele del calendario internazionale.
Per inquadrare la K39 serviva un nuovo genere e Kimera lo ha fondato. La sigla Hyper Retromod racconta esattamente di cosa si tratta: la fusione tra il linguaggio estetico di un'auto storica e la sostanza tecnica di una hypercar contemporanea. Non è la EVO37, non è la Evo38 che a Ginevra nel 2024 ha già strappato applausi con i suoi oltre 600 cavalli twin charged. È il terzo atto di una storia che parte dall'ossessione per il dettaglio e arriva all'ambizione di prendere a sberle il cronometro su una delle salite più impietose del pianeta.
I collaudatori che hanno avuto la K39 fra le mani in fase di sviluppo restituiscono sensazioni che valgono più di qualunque scheda tecnica. Venti chilometri di asfalto in pendenza, sbalzi di quota che castigano il minimo errore, un nastro stretto e privo di scappatoie e una macchina, nelle prime configurazioni di test da 640 CV, che chiede di essere addomesticata metro dopo metro. Le parole più ricorrenti nei racconti sono "violento" e "spaesante", riferite all'impatto di ogni innesto: una spallata così intensa che servono parecchi tentativi per imparare ad anticiparla. Poi, intorno ai 7.000 giri al minuto, accade qualcosa che chi era al volante descrive come una sospensione del peso: la vettura sembra dissolversi e resta soltanto il pilota, immerso in un punto preciso di spazio e tempo.
Kimera ha messo le carte in tavola: oltre alla versione racing destinata al Pikes Peak International Hill Climb, sarà prodotta una edizione stradale omologata in tiratura limitatissima. Un privilegio per quei pochi appassionati pronti a scommettere su un atelier italiano che, in pochi anni, è passato dall'essere una promessa di nicchia a uno dei nomi più ammirati nel motorsport artigianale mondiale. Lo stile non si acquista, si costruisce, pezzo dopo pezzo, esemplare dopo esemplare.
Il debutto ufficiale è ormai questione di ore. La K39 si toglierà il telo nero il 15 maggio, fra le mura affacciate sull'acqua di Villa Flori, sul Lago di Como, in una cornice che pare disegnata apposta per consacrare un oggetto del desiderio. Poi rotta verso il Colorado e verso quei 4.301 metri di altitudine dove le elettriche faranno fatica a respirare e dove i V6 italiani avranno tutto il tempo per ricordare al mondo che la Storia, certe volte, sa tornare più forte di prima.
Lancia
Corso Giovani Agnelli, 200
Torino
(TO) - Italia
800 526 242 00
https://www.lancia.it/
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