CIR 2015

CIR 2015. Sebastien Chardonnet, lo “Straniero”

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Il debutto “discreto” nel CIR a Sanremo, il secondo posto assoluto dell’Adriatico. Ora Chardonnet intende attaccare il primato dei Rally italiani. Così, per tenersi in forma nella migliore palestra d’Europa...

CIR 2015. Sebastien Chardonnet, lo “Straniero”

È arrivato un po’ a sorpresa, di corsa. Ha saltato il Ciocco e, dopo un inizio in sordina a Sanremo, ha… sorpreso, almeno un poco tutti quanti conquistando il secondo posto assoluto all’Adriatico. Ora Sebastien Chardonnet, ventisettenne parigino Campione del Mondo WRC3 nel 2013, parte all’attacco del Campionato Italiano, alla guida di una Ford Fiesta R5, Ford Racing Italia e Team Erreffe.

 

Il suo obiettivo non è tanto il Campionato, quanto le singole occasioni, i singoli Rally del torneo nazionale, che possono diventare le tappe di un percorso di preparazione e di ritorno, se possibile, al Mondiale. Perché è l’Italiano, ma anche perché è… l’Italia.

«Sì, penso che l’Italiano sia un Super Campionato. E penso anche che in Italia si sente molto, moltissimo la passione. Tutti fanno grandi forzi perché le cose siano ben fatte. Per realizzare dei bei Rally, ad un elevato livello organizzativo, curati sin nel dettaglio. Dalle conferenza stampa alle cerimonie, i podi. E poi il livello tecnico è altissimo, oserei dire, in un certo senso, più del Campionato del Mondo. I Piloti italiani conoscono molto bene le strade dei loro Rally, cosa che per me è molto difficile, ma allo stesso tempo molto utile perché mi aiuta a prepararmi e a conservare il mio miglior livello. Il confronto con Piloti molto bravi è un altro atout. Andreucci con la Peugeot, Basso con la Macchina a GPL».

 

Il tuo debutto a Sanremo?

«Penso che sia stato per me un buon Rally, mi è piaciuto molto. Vero che siamo arrivati un po’ stretti, con la necessità di lavorare sulla Macchina e di adattarla alle condizioni dell’asfalto. Sulla terra siamo già a un buon livello, un po’ meno sugli asfalti italiani e su Rally che si disputano con temperature elevate, o sui tracciati con tante curve concatenate che non sono proprio il terreno ideale e che ci impongono di lavorare molto sulla macchina».


Quale è il tuo obiettivo finale?

«Prima di tutto partecipare al campionato Italiano mi da la possibilità di correre, di fare chilometri, di crescere e di conservare, come ho già detto, il mio livello più alto. Questo perché il livello generale è molto alto e i riferimenti non mancano. Soprattutto, tuttavia, lo faccio per cercare di tornare al Campionato del Mondo, lavorando parallelamente alla ricerca dei budget necessari per poterlo disputare ancora, quanto prima».


Missione difficile?
«Non facile, certamente. Ma stiamo lavorando su più fronti, parlando con diverse Squadre e studiando diversi programmi. Mi piacerebbe certamente tornare il più in fretta possibile al campionato del Mondo ma perché no? – anche poter disputare, per esempio, entrambi i Campionati».


Ti piace l’Italiano e ti piace l’Italia, dunque?
«Sì, mi piacciono entrambi. “C’est sympa”. Abito in Italia, a Bordighera, e le cose non vengono per caso. E poi un giorno mi ha telefonato Agostino (Roda). Lo conoscevo perché avevo già lavorato con lui per preparare il Rally di Germania quando ancora correvo con la DS3, e avevamo simpatizzato. Gli è piaciuto il mio modo di essere, e quando ha avuto la possibilità di propormi il programma del Campionato Italiano con Ford Racing Italia, ci ho riflettuto sopra e ho capito che era una buona proposta, una ottima idea. Agostino ha la possibilità e le competenze per fornirmi una Macchina come piace a me ed è una grande persona. Ecco dunque come è andata, ecco il percorso, tecnico e umano, che mi ha portato qui». 

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