intervista

Rice: «Il design della nuova MX-5 esprime la sua fenomenale agilità su strada»

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Abbiamo parlato a lungo della nuova Mazda MX-5 con Kevin Rice, il nuovo Direttore Generale per il Design di Mazda Europa, per capire l’essenza del suo nuovo design e inquadrarlo così in maniera più nitida nella storia di Mazda

Rice: «Il design della nuova MX-5 esprime la sua fenomenale agilità su strada»

BarcellonaLa nuova Mazda Mx-5 è stata presentata al mondo. Qui in Europa sono da poco passate le tre di mattina ma nessuno pensa a quanto siano andate maledettamente avanti le lancette dell’orologio o al bisogno di dormire. Il desiderio di raccontare in ogni dettaglio la nuova Roadster giapponese è più forte di tutto e per questa notte il letto rimarrà una lontana illusione. Incontriamo Kevin Rice, il nuovo Direttore Generale per il Design di Mazda Europa, la mattina seguente, anche se in realtà sono passate soltanto poche ore dall'unveiling. Anche lui non deve aver chiuso occhio, perché è rimasto tutto il tempo con i giornalisti all’interno del Mazda Space di Barcellona per placare la loro sete di domane.

 

Il suo volto mostra i segni della stanchezza per una nottata così intensa ma è in un certo senso è anche disteso e rilassato. Lo sguardo è di chi si trova in pace con la propria coscienza, perché sa di aver tra le mani un buon lavoro da cui ora potrà solo raccogliere ottimi frutti. Con lui abbiamo parlato a lungo della MX-5 di quarta generazione, per capire l’essenza del suo nuovo design e inquadrarlo così in maniera più nitida nella storia di Mazda.

 

Dove ha lavorato in passato? Qual è stata la realtà che le è servita di più per realizzarti come designer?
«Ho studiato in Inghilterra e poi ho iniziato la mia carriera professionale in Germania con la Opel. Subito dopo però sono andato da Giugiaro e lavorare a fianco del grande Maestro è stato come vedere realizzato il mio più grande sogno. In Italia ho imparato davvero tantissime cose che utilizzo ancora oggi nel mio lavoro».

giugiaro columbus
Kevin Rice ricorda con grande passione gli anni passati da Giugiaro. Nell'immagine la Columbus concept

 

Quanto è rimasta in Italia? Quali sono i progetti più arditi e di cui conserva i ricordi migliori?
«Da Giugiaro ho lavorato per tre anni. In quegli anni si lavorava a ritmi incredibili, Giugiuro faceva più di 50 modelli in scala 1:1 ogni anno. E oggi nemmeno i più grandi costruttori automobilistici riuscirebbero a stare dietro ad un ritmo del genere. La macchina più bella sulla quale ho lavorato e che ha contribuito a formare di più la mia visione è stata senza dubbio la Columbus».

 

È vero che dobbiamo a lei lo spettacolare sistema di apertura delle porte controvento della leggendaria Mazda RX-8?
«Sì perché dopo aver fatto un paio d’anni da freelance, tra il 1995 e il 2000 ho lavorato in Mazda. Qui, è vero, ho lavorato sulla RX-8 e sulla New Space concept, due auto su cui avevo voluto progettare un sistema di apertura delle porte controvento. In seguito sono stato 13 anni alla BMW, dove ho lavorato prima e dopo l’era di Chris Bangle, e ora da 11 mesi sono felicemente tornato alla Mazda».

Mazda RX8def
Lo spettacolare sistema di apertura delle porte controvento della Mazda RX-8 si deve a Rice

 

Perché dice che in Mazda si lavora in maniera unica?
«In Mazda ho trovato un clima molto familiare, perché si lavora all’interno di un piccolo team molto affiatato. Ad un certo punto ho iniziato a sentire la voglia di “tornare a casa” perché solo in Mazda ho trovato un mondo così piacevole dove lavorare. Per quanto riguarda un design Mazda utilizza un approccio completamente diverso. Progettisti e stilisti lavorano fianco a fianco e tutti lavorano insieme senza contrasti o tensioni come succede spesso presso i grandi costruttori. Certo magari ci sono più team che si sfidano con una competizione leale su un singolo progetto, ma una volta deciso quale portare avanti tutti collaborano insieme per portarlo avanti in maniera molto costruttiva e armonica. Anche i tre studi di design, quello in America, quello in Europa e quello più importante di Hiroshima, in Giappone – lavorano sempre insieme e mai contro e questa atmosfera non l’ho mai trovata da nessun’altra parte».

 

Ad un certo punto ho iniziato a sentire la voglia di “tornare a casa” perché solo in Mazda ho trovato un mondo così piacevole dove lavorare

A che punto era la nuova MX-5 quando è tornato in Mazda?
«Quando sono arrivato in Mazda 11 mesi fa la nuova MX-5 era già pronta. Mi sarebbe tanto piaciuto lavorarci ma ormai lo sviluppo era finito. Il capo in Giappone in ogni caso ha voluto che la vedessi perché voleva un mio parare e io la trovai fin da subito meravigliosa».

 

Come avevamo previsto la nuova MX-5 non eredita il Kodo design come lo abbiamo conosciuto fino ad oggi su Mazda3 e Mazda6. Ma lo reinterpreta: in che modo?
«La nuova MX-5 ha un modo tutto particolare di esprimere il Kodo Design. Qui abbiamo un mix tra tradizione, soprattutto nelle proporzioni, e futuro, anche se siamo lontani dal look di Mazda6 e Mazda3. Kodo non è una linea, un dettaglio o una grafica ma è un modo di esprimere l’energia pronta a manifestarsi in tutta la sua forza. Kodo è un atleta pronto allo scatto, è un animale pronto a lanciarsi all’attacco. Non è importante vedere il movimento ma piuttosto l’istante prima, quando si raggiunge la massima tensione: questo è il Kodo design».

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La nuova Mazda MX-5 è molto più aggressiva rispetto alle generazioni precedenti, ma ha ancora tanta voglia di comunicare la massima agilità

 

Quanto avete tolto il telo, nel cuore della notte, ho trovato la nuova MX-5 fin da subito molto lontana dalle generazioni precedenti. Ora è più aggressiva e affilata, ma è davvero così distante dal passato di questo modello?
«La cosa più importante per noi era riuscire ad esprimere con il design la fenomenale agilità di questo modello. La macchina è più agile rispetto a prima nei fatti perché abbiamo abbassato il motore, accorciato il passo e ridotto gli sbalzi, ma noi volevamo comunicare tutto questo anche con le forme, senza però copiare parti delle precedenti MX-5. Per questo abbiamo pensato di rendere sinuosa la linea di cintura laterale e di adottare linee aggressive sul cofano. Che si abbinano bene alla forma del triangolo che troviamo nel faro. E questo è lo stesso identico approccio utilizzato per la prima serie del 1989, solo che all’epoca si usavano le linee morbide».

 

È vero che oggi rispetto a dieci anni siete più disinvolti nello sviluppare nuovi modelli?
«Assolutamente sì. Oggi Mazda, per la prima volta dopo tanti anni, può esprimere fino in fondo la sua autentica identità e il suo punto di vista del mondo, mentre in passato c’era sempre l’ombra di Ford che in ogni caso ci condizionava».

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Il salto epocale, all'interno, è davvero evidente

 

Ho apprezzato in modo particolare alcuni dettagli che sono rimasti molto classici, come i cerchi in lega da 16 pollici a quattro bulloni e il sistema di scarico che torna ad essere singolo, anche se sdoppiato. Perché non vi siete fatti contagiare dalla tendenza dominante che sembra volere ruote sempre più grandi e vistosi terminali di scarico?

«Il design della nuova MX-5 non si può separare dal concetto di “lightweight”. Abbiamo abbattuto il peso di più di 100 kg rispetto al modello precedente e per ottenere questo risultato abbiamo riprogettato da zero ogni singola componente. Per questo abbiamo scelto per esempio di partire a sviluppare il design da cerchi in lega da 16 pollici, che pesano meno e rendono la vettura più efficiente rispetto a quelli da 17. Tutti i designer vorrebbero montare cerchi enormi, ma noi volevamo che l’auto fosse bilanciata già con cerchi un po’ più piccoli. Poi certo, si può solo migliorare, se un cliente preferisce quelli da 17 l’immagine della vettura è ancora più bello. E per lo stesso motivo, la leggerezza, abbiamo deciso di montare un solo scarico e non un sistema con due terminali come avveniva in passato».

La cosa più importante per noi era riuscire ad esprimere con il design la fenomenale agilità di questo modello

 

Gli interni sono lontani anni luce da quelli della serie precedente: lussuosi, sofisticati e ben realizzati. Non crede che però, avendo perso quella semplicità del passato, possano sembrare meno adatti ad una sportiva nuda e cruda come la MX-5?
«Gli interni, è vero, sono molto più moderni che in passato ma rimangono assolutamente incentrati sul guidatore, come dev’essere su una sportiva. Tutta la strumentazione, perfettamente simmetrica, è concentrata davanti agli occhi di chi guida. Anche i controlli del condizionatore sono molto semplici, tre strumenti circolari, simmetrici, molto puri da un punto di vista stilistico. Il team degli interni ha fatto un vero capolavoro secondo me perché sono riusciti a concepire un abitacolo che dall’esterno invita a salire all’interno, in particolare grazie a quelle zone verniciate come la carrozzeria che troviamo nella parte alta degli sportelli. E quando si guida questo design feature dà l’impressione di trovarsi ancora di più all’aria aperta, all’esterno dell’auto».

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La capote rimane rigorosamente ad azionamento manuale, come vuole la tradizione

 

Tutti e tre i vostri centri di design hanno collaborato allo sviluppo della nuova MX-5? O solo alcuni hanno lasciato la loro impronta sul progetto finale?
«Tutti i tre team di sviluppo hanno collaborato insieme allo sviluppo della MX-5. E questa è la particolarità di Mazda: tutti lavorano insieme per un progetto e non c’è uno studio che per esempio si occupa di sviluppare solo concept car mentre un altro fa solo gli esterni di veicoli di serie. Qui tutti lavoriamo insieme allo stesso progetto».

 

Avete in cantiere altre sportive per il futuro? Si parla tanto di un’erede della mititca RX-8…
«Tutte le auto del futuro Mazda saranno sportive perché anche la Mazda3 o la Mazda6 sono auto sportive. Per adesso siamo concentrati sullo sviluppo dei modelli per i prossimi 5-10 anni».

  • Redazione Automoto, Milano (MI)

    RISPOSTA DELLA REDAZIONE

    Gentile Lettore,

    il tachimetro indica 200 km/h come velocità massima perché si tratta di un esemplare di pre-serie giapponese. In Giappone infatti per questioni di omologazione anche le precedenti versioni di MX-5 uscivano dalla fabbrica con il tachimetro a 200 km/h, mentre quelle destinate all'Europa e agli Usa presentavano velocità maggiori.

    Matteo Valenti
  • sam36, Montebelluna (TV)

    Stranezza

    Il tachimetro con fondo scala a 200 Km/h? Comunque i fari posteriori Jaguar hanno fatto scuola.
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