Test drive

Seat Tarraco Desert Camp: dall'asfalto alle dune [Video]

-

Strade bianche? No grazie, con la SEAT Tarraco, in Marocco, abbiamo fatto molto di più: lunghi tratti di arido deserto, un parkour tra le rocce e tanta, tanta sabbia. Vi raccontiamo com'è andata

Impervie piste (poco) battute nel deserto, rocce, dune sabbiose da affrontare con un SUV di grandi dimensioni, bello ed elegante, perfetto per la città. Non succede, ma se succede, siete al SEAT Tarraco Desert Camp!

La base di partenza per le diverse attività off-road si trova a diversi chilometri (di fuoristrada) da Erfoud, vicino al confine con l'Algeria, nel deserto più deserto del Marocco.

Guardandosi intorno si vedono solo infiniti spazi di terra battuta e poi, all'improvviso, rocce, montagne aride e inospitali. Ancora più in là, percorrendo lunghi tratti sabbiosi verso Merzouga, le dune. Immense, imponenti, da togliere il fiato. E' lì che dobbiamo arrivare con la nostra Tarraco, non senza aver attraversato tutti i mutevoli scenari che l'Erg Chebbi può offrire.

Dunque, gomme Michelin Latitude ai cerchi, 190 CV da spendere e trazione 4Drive da mettere alla prova, più test di così non si può.

Partiamo blandi, per modo di dire, per prendere le misure e iniziare a conoscere il comportamento dell'auto in situazioni di… parkour: un percorso fatto di ripide salite e discese, twist, curve in pieno pendio e tutto ciò che possa andare a mettere in crisi un'auto che, non smettiamo di ricordarlo, è pensata per la città, per la gita fuoriporta, non di certo per le montagne del Marocco.
Eppure piano piano, usando il gas con parsimonia e potendo contare su un sistema di trazione da 10 e lode, la Tarraco sgattaiola fuori da ogni insidia con inaspettate scioltezza e disinvoltura.

Certo non si può pretendere di affrontare il tracciato in velocità, l'acceleratore va dosato col contagocce e qualsiasi evoluzione va eseguita con più testa che gas, nonostante gli innumerevoli aiuti che arrivano dall'auto stessa, come ad esempio l'Hill Descent Control che nelle discese più ripide la mantiene frenata in maniera costante e sicura.
E la prima prova scorre via senza intoppi.

Percorso a ostacoli, voto 8.

Seconda impresa della giornata: raggiungere un sito di fossili ai piedi delle montagne, percorrendo molti chilometri nel cuore del deserto, senza sapere di preciso cosa via via troveremo sotto alle ruote. Nonostante il GPS alla mano sono diverse le piste che si possono seguire, sembra impossibile poter arrivare in un punto preciso del deserto senza mappe, indicazioni, strade. E invece, ad una media di 50 chilometri orari la Tarraco divora lunghi nastri di pietre e terra senza battere ciglio e qui entrano in gioco le sospensioni, che lavorano in maniera egregia, e la regolazione adattiva dell’assetto – DCC - che garantisce equilibrio tra sportività e comfort. E' possibile selezionare la regolazione preferita, ma il sistema è in grado di adattarsi in maniera autonoma, modificando l'assetto stesso in base alla superficie stradale e allo stile di guida, così anche su questi sterrati intervallati da sabbia e pietre, non manca mai la giusta dose di comfort, degna di un SUV come la Tarraco.

Piste battute e deserto, voto 9.

Ultima ma non ultima “prova speciale” a cui sottoponiamo il nostro SUV spagnolo è la sabbia. Ma la sabbia vera, quella di un lungo canyon tra le dune e delle dune stesse, poi. Quelle alte e imponenti di cui parlavamo poco sopra, sì.

Con la Tarraco? Possibile? Possibile. Ovviamente montiamo delle gomme non di primo equipaggiamento sui cerchi da 18”, delle ottime Michelin Latitude che meno temono terreni ostili come quelli del deserto e via, tenendo il gas sempre costante per non rischiare di insabbiarsi ci arrampichiamo a ritmo neanche tanto blando sulle splendide dune dell'Erg Chebbi.

La Tarraco è talmente a suo agio che mette in tranquillità anche noi e si lascia scorrazzare su e giù per le scoscese colline di soffice rena senza esitare, senza perdere stabilità e soprattutto senza perdere aderenza e ripresa anche ai bassi regimi, quelli in cui si rischia di “incagliarsi” nella sabbia così profonda. Il merito non è certo di chi guida ma – soprattutto – della trazione 4Drive, un sistema di trazione con giunto multidisco, ad azionamento idraulico e controllo elettronico che trasmette potenza alle ruote in modo controllato, massimizzando la trazione.

Si trova sull’asse posteriore, all’estremità dell’albero motore, di fronte al differenziale posteriore. Come funziona? In condizioni di marcia normali la Tarraco funziona come ogni altra vettura a trazione anteriore; l’asse posteriore entra in gioco quando le condizioni si fanno più difficili, come nel nostro caso, non appena il sistema rileva lo slittamento delle ruote anteriori, trasferendo istantaneamente la coppia su quelle posteriori.

Una volta inserito, il sistema 4Drive adatta la coppia motrice trasmessa a ciascun asse, con una ripartizione uniforme tra quello anteriore e quello posteriore, 50% e 50%, e trasferisce tutta la potenza all’asse posteriore. E' altresì in grado di variare la distribuzione della coppia tra le due ruote dello stesso asse, analizzando in tempo reale livello di aderenza, carico della vettura, velocità, posizione del volante e stile di guida.

Dunque contestualizzando il reale utilizzo che si fa normalmente di un'auto del genere e il comportamento inaspettato in una condizione così estrema, la Tarraco si merita il massimo dei voti nell'ultima prova, la più impegnativa.

Sabbia e dune, voto 10!

Per tutte le altre informazioni sulla SEAT Tarraco vi rimandiamo alla prova completa di Alberto Pellegrinetti.

Commenti

Non è ancora presente nessun commento.
Inserisci il tuo commento
Altri su SEAT Tarraco
Modelli top SEAT
Maggiori info
SEAT