Flotte aziendali: avanti (con cautela...) verso l’elettrico

Flotte aziendali: avanti (con cautela...) verso l’elettrico
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Crescono propensione dei fleet manager e la quota dei veicoli alla spina, ma ostacoli pratici e culturali ne frenano ancora una più ampia diffusione
3 giugno 2021

La svolta ancora non c’è ancora e l’atteggiamento delle imprese verso la mobilità elettrica resta attendista: è quanto emerge dalla survey “La carica del 102”, promossa dall’Osservatorio sulla mobilità aziendale Top Thousand (composto da Fleet e Mobility Manager di grandi aziende) e dalla rivista Fleet Magazine, condotta su un ampio campione di oltre cento aziende di ogni dimensione (grandi, medie, PMI) e di diversi settori merceologici (farmaceutica, tour operator, banche, logistica, compagnie aeree, assicurazioni, consulenza, ecc…), per un parco totale gestito di 118.439 veicoli, di cui 106.654 a noleggio e 3.612 unità elettriche (2.480 delle quali assegnate, il resto in pool), che arriva a due anni di distanza dal precedente studio per verificare la sensibilità delle imprese per le alimentazioni elettriche.

Ma se nel 2019 l’e-mobility era ancora una prospettiva lontana, oggi è una realtà, pur non priva di ostacoli: nel mix delle alimentazioni delle flotte, il diesel mantiene la leadership, la benzina conferma il suo ruolo di rilievo specie negli spostamenti cittadini e sui segmenti più piccoli, ma ibrido ed elettrico stanno prendendo gradualmente quota.

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Lo studio parte da un dato importante nella scelta delle alimentazioni delle flotte: il 57% dei veicoli aziendali percorre meno di 100 km al giorno, indice che conferma come i veicoli alla spina possano essere una soluzione praticabile già da subito.

«Ad eccezione di pochissime aziende - osserva Riccardo Vitelli, senior founder dell’Osservatorio Top Thousand - l’atteggiamento dei fleet manager nei confronti dell’auto elettrica è oggi ancora attendista. L’interesse è cresciuto negli ultimi mesi, così come il numero degli Electric Vehicles all’interno dei parchi auto, ma sono ancora molte le realtà che stanno portando avanti sperimentazioni o quelle che rilevano l’incompatibilità di questi veicoli con gli spostamenti dei propri driver».

Chi sceglie l’elettrico lo fa soprattutto per ragioni di responsabilità sociale d’impresa (indicata da quasi metà del campione), e per ridurre la media di emissioni del parco (44% delle risposte), oltre che per beneficiare delle agevolazioni nella circolazione (37%); allo stesso tempo, la crescente autonomia (18%), gli incentivi governativi per questi veicoli (16%) e i vantaggi fiscali, in primis l’esenzione dal bollo (16%), incidono in maniera concreta sulla transizione.   

Un punto di svolta è segnato dall’utilizzo delle auto a zero emissioni non più solo urbano: nel 55% dei casi, infatti, vengono utilizzate anche fuori dall’ambito cittadino, anche se con percorrenze giornaliere al di sotto dei 100 km; solo il 7% dei fleet manager, infatti, ha dichiarato che sono stati effettuati viaggi di oltre 200 km con auto elettriche, e la maggior parte (65%) non ha superato i 120 km.  

La propensione dei driver verso queste auto rimane bassa: la maggior parte dei gestori delle flotte ritiene che la percentuale di colleghi disposti a passare all’elettrico non superi il 10% e tra i motivi di tale condizione, oltre alla scarsa presenza di punti di ricarica, ci sono i tempi di rifornimento lunghi e la difficoltà nel pianificare in anticipo ogni dettaglio del viaggio, cui si aggiunge il fattore culturale, con una forte ritrosia a cambiare abitudini, unita ad un’ancora scarsa conoscenza della motorizzazione elettrica.  

E guardando all’immediato futuro il quadro cambia?

Sì, ma più lentamente rispetto all’ibrido: 55 intervistati su 102 hanno dichiarato che non incrementeranno la quota delle elettriche nelle loro flotte.

Nonostante questo, la previsione di inserimento degli EV nei parchi auto nei prossimi dodici mesi indicata dal campione è importante, indicata in 4.440 veicoli, anche se va ricordato che a parte alcuni casi eccezionali, in media la restante parte delle aziende stima una crescita totale di poco superiore alle dieci unità.

La diffusione delle motorizzazioni elettriche dipenderà anche molto dalla convenienza dei canoni e dalla consulenza offerta dalle società di noleggio: sul primo punto, un terzo dei Fleet Manager rileva che i canoni sono diminuiti rispetto a due anni fa, grazie al miglioramento dei valori residui a fine noleggio (35% del campione), alla maggiore disponibilità di modelli (32%), ai bassi costi di manutenzione, ma anche agli incentivi statali.

Un aspetto da migliorare riguarda la consulenza dei noleggiatori: se quasi un terzo del campione ha riscontrato un up-grade rispetto a due anni fa, la maggioranza dei voti su questa voce specifica resta tra l’insufficiente e l’appena sufficiente; come dire che gli sforzi dei player sono apprezzati, ma agli occhi degli intervistati ancora non bastano per gestire al meglio una transizione tecnologica così importante.

«L’elettrificazione delle flotte aziendali - conclude Vitelli - seguirà un percorso graduale: serve tempo, ma soprattutto occorre usufruire della giusta consulenza e di soluzioni tecnologiche che consentano di analizzare lo status del parco auto, per studiare caratteristiche, chilometraggi e tipologie di spostamenti e quindi trovare il giusto mix di alimentazioni, in base alle reali esigenze dei propri driver. La telematica di bordo diventa uno strumento fondamentale per gestire al meglio la transizione energetica dei veicoli aziendali».
 

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