Renault lancia l’allarme sull’elettrico: “Il 100% entro il 2035 non è realistico”

Renault lancia l’allarme sull’elettrico: “Il 100% entro il 2035 non è realistico”
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Il nuovo CEO Francois Provost chiede più flessibilità all’Unione Europea sulle regole delle emissioni. Obiettivo: elettrificare sì, ma con tempi e strumenti compatibili con mercato, infrastrutture e sostenibilità industriale.
23 febbraio 2026

Il futuro dell’auto europea si gioca su un equilibrio sempre più fragile tra ambizioni ambientali e realtà industriale. A ribadirlo è il nuovo amministratore delegato di Renault, Francois Provost, che in un confronto con media internazionali ha lanciato un messaggio chiaro a Bruxelles: “Una rapida elettrificazione è irrealistica”.

Provost chiede decisioni rapide e “cambiamenti fondamentali” nelle normative europee sulle emissioni e, secondo il manager, senza correttivi il rischio è un vero e proprio declino dell’industria automobilistica continentale.

Il nodo principale riguarda il 2035, anno in cui l’Unione Europea prevede di fatto lo stop ai motori termici. Il CEO francese sostiene la richiesta, avanzata anche da diversi costruttori tedeschi, di maggiore flessibilità, neutralità tecnologica e inclusione di soluzioni come gli ibridi plug-in tra le opzioni future.

Pur confermando l’impegno verso l’elettrificazione, Provost è netto: “Il 100% elettrico entro il 2035 non è possibile, l’UE deve essere flessibile”. A preoccupare è anche la scadenza del 2030, che impone una drastica riduzione delle emissioni di flotta e, di fatto, una quota di auto elettriche intorno al 50%. Secondo il manager, una semplice proroga al 2032 non risolverebbe il problema strutturale.

Tra gli ostacoli principali c’è il costo ancora elevato delle auto a batteria rispetto ai modelli con motore termico. Ma non è solo una questione di prezzo: molti clienti temono di restare “bloccati” nei lunghi viaggi e lamentano scarsa chiarezza sui costi di ricarica.

La responsabilità delle infrastrutture non è dei costruttori”, sottolinea Provost. La Commissione Europea aveva promesso una rapida espansione delle colonnine, ma secondo Renault lo sviluppo non è ancora omogeneo. In alcuni Paesi - Germania in testa - la rete autostradale è in crescita, ma lo standard europeo è lontano dall’essere raggiunto.

"Tra otto o dieci anni, quando ovunque - anche in Croazia - ci saranno abbastanza punti di ricarica, allora potremo parlare di 100% elettrico”, afferma. Nel breve periodo, la strategia suggerita da Provost è pragmatica: puntare di più sugli ibridi plug-in, soprattutto in mercati come quello tedesco, dominato da vetture di grandi dimensioni.

È poco sensato coprire i tragitti quotidiani casa-lavoro con auto elettriche da 100 kWh e tre tonnellate di peso”, osserva. Un plug-in ricaricato regolarmente può viaggiare in modalità quasi totalmente elettrica nell’uso quotidiano, rappresentando - secondo il CEO - un passaggio graduale verso la mobilità a zero emissioni.

Parallelamente, Renault vede nelle auto più piccole la chiave per accelerare la transizione. Bruxelles sta valutando la creazione di una categoria dedicata alle vetture fino a 4,2 metri di lunghezza: una misura che potrebbe contenere i prezzi e favorire il rinnovo del parco circolante europeo, oggi mediamente vecchio 13 anni.

Riduzione dei costi e nuova chimica delle batterie

Sul fronte industriale, Provost ammette che i margini delle elettriche restano inferiori rispetto a quelli delle auto tradizionali. Il gruppo si è posto l’obiettivo di ridurre del 40% i costi legati alla trazione elettrica: metà del percorso sarebbe già stata completata, come dimostrerebbe il confronto tra modelli come la Renault Scenic E-Tech e la Renault 5 E-Tech.

Nei prossimi dodici mesi è prevista anche una revisione della chimica delle batterie, con l’obiettivo di abbassare i costi e aumentare l’autonomia. Sul piano finanziario, il momento è delicato. Dopo il rilancio post-pandemia guidato dal predecessore Luca de Meo - che aveva riportato la capitalizzazione fino a 15,6 miliardi di euro - oggi il valore di Borsa di Renault è sceso a circa 9,4 miliardi.

Molti osservatori dubitano che il gruppo abbia dimensioni e risorse sufficienti per affrontare la trasformazione epocale del settore. Provost respinge le critiche: “Non sono sicuro che la dimensione sia il principale vantaggio competitivo”. In un mercato frammentato tra Europa, Stati Uniti e Cina, secondo il manager contano più agilità e partnership mirate che pura scala produttiva.

In quest’ottica si inseriscono le collaborazioni con il gruppo cinese Geely, che hanno consentito di sviluppare rapidamente una nuova Twingo elettrica, oltre agli accordi in Brasile e alle storiche alleanze con Nissan e Mitsubishi. Inoltre, più recentemente, Renault ha avviato anche una cooperazione con Ford per lo sviluppo di due piccoli modelli elettrici.

Infine, per avere un quadro completo, si dovrà aspettare il 10 marzo, quando Provost presenterà il nuovo piano strategicoo. Tra le prime decisioni già annunciate figura la riorganizzazione della divisione elettrica Ampere, che sarà sciolta per semplificare la struttura e rendere più efficienti i processi.

 

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