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La Mercedes-AMG C 63 con motore 2.0 turbo ibrido plug-in non ha mai davvero convinto, e adesso Affalterbach mette nero su bianco quello che il mercato aveva già detto a voce alta. La sportiva di punta della Classe C esce di scena, sostituita da una nuova C 53 che riporta sotto il cofano un sei cilindri in linea, rinunciando però sia al sistema plug-in sia ai numeri monstre che avevano caratterizzato almeno sulla carta la generazione uscente.
A ufficializzare il cambio di rotta è stato Michael Schiebe, numero uno uscente di Mercedes-AMG, che in un'intervista ad Auto Motor und Sport ha ammesso senza giri di parole come le previsioni sull'accettazione del quattro cilindri elettrificato fossero state troppo ottimistiche. "Le decisioni precedenti sono state prese in circostanze diverse e abbiamo anche presupposto una maggiore accettazione. Questo è cambiato in modo significativo in mercati chiave, inclusi gli Stati Uniti", ha dichiarato Schiebe, aggiungendo che la divisione performance di Mercedes avrebbe dovuto "spiegare meglio la tecnologia" ai clienti. Non è la prima volta che il manager riconosce il problema: già un anno fa aveva ammesso a Car Magazine che AMG aveva "senza dubbio perso alcuni clienti che vogliono solo i V8".
Eppure, ufficialmente, la scelta di ritirare la C 63 non viene presentata come un'ammissione di errore, bensì come una necessità normativa. Secondo Schiebe, le future regolamentazioni Euro 7 rendono estremamente complesso garantire un futuro al motore M139, rendendo di fatto impossibile la prosecuzione del modello nella configurazione attuale.
La nuova Mercedes-AMG C 53 adotterà il sei cilindri in linea da 3,0 litri turbo già presente sulla CLE 53 coupé e cabriolet, dove eroga 443 CV e 413 Nm di coppia. Numeri che impallidiscono se messi a confronto con i 671 CV e i 752 Nm della C 63 ibrida plug-in uscente, ma che raccontano solo una parte della storia. A differenza di quanto si potrebbe pensare, la potenza bruta non è sempre sinonimo di prestazioni superiori, in un recente confronto diretto, la C 63 è stata battuta da una BMW M3 CS meno potente sulla carta, dimostrando che l'equilibrio complessivo e la resa dinamica pesano quanto i cavalli dichiarati.
Dettaglio non secondario: la C 53 non sarà ibrida. A differenza della AMG E 53 berlina e station wagon, che impiegano una variante plug-in del medesimo sei cilindri raggiungendo 577 CV e 750 Nm complessivi, la versione destinata alla Classe C monterà esclusivamente il propulsore termico. Una scelta che punta alla semplicità e alla leggerezza, due qualità che i puristi delle sportive compatte non hanno mai smesso di reclamare.
Il debutto della nuova generazione di Classe C è atteso nei prossimi mesi, e di conseguenza la presentazione della variante AMG C 53 dovrebbe arrivare nella seconda metà del 2026. La stretta parentela tecnica tra Classe C e GLC rende lecito ipotizzare che lo stesso powertrain AMG 53 possa essere esteso anche al SUV, ma su questo fronte Mercedes preferisce per ora mantenere il riserbo.
Quello che è certo è che una Classe C a otto cilindri non è nei piani. Il nuovo V8 che AMG sta sviluppando è destinato a modelli di segmento superiore, compresa una CLE particolarmente estrema che potrebbe raccogliere l'eredità prestazionale che la C 63 lascia scoperta.
Se nella Classe C il quattro cilindri turbo elettrificato chiude il proprio capitolo, il motore M139 in configurazione tradizionale continuerà a vivere sotto il cofano della Mercedes-AMG A 45. Schiebe ha confermato che la hot hatch proseguirà "per parecchio tempo", grazie alla decisione di estendere di alcuni anni il ciclo di vita della Classe A. Dal secondo trimestre del 2026, la compatta del marchio trasferirà la produzione dallo stabilimento di Rastatt, in Germania, all'impianto di Kecskemét, in Ungheria, dove Mercedes intende assemblarla almeno fino al 2028.
Il capitolo della C 63 si chiude simbolicamente anche con un cambio della guardia ai vertici di AMG. Dal 1° luglio 2026, Stefan Weckbach, l'uomo che in Porsche ha guidato il progetto Taycan, prenderà il posto di Michael Schiebe alla guida della divisione sportiva. Schiebe resterà nel consiglio di amministrazione di Mercedes con responsabilità su produzione, qualità e supply chain management, ma la direzione creativa e strategica di AMG passa a un manager che conosce bene le sfide dell'elettrificazione ad alte prestazioni.
La parabola della Mercedes-AMG C 63 ibrida plug-in è la dimostrazione plastica di un principio che il mondo dell'auto riscopre ciclicamente, i numeri sulla scheda tecnica non sono tutto. Con 671 CV e una tecnologia sofisticatissima, la C 63 aveva tutto per dominare il segmento sulla carta, ma le è mancato l'ingrediente che nessun dato può quantificare, la teatralità. Il rombo del V8 biturbo 4,0 litri della generazione precedente, la risposta viscerale dell'acceleratore, il carattere grezzo che trasformava ogni partenza in un evento: tutto questo è stato sacrificato sull'altare dell'efficienza e della potenza ibrida.
Gli ingegneri possono sostenere che esista un sostituto della cilindrata, ma alla fine sono i clienti a decidere con il portafoglio. E il portafoglio, stavolta, ha parlato chiarissimo. La C 53 con il sei cilindri in linea non sarà l'erede diretta della C 63, ma potrebbe rivelarsi la sportiva compatta che Mercedes avrebbe dovuto costruire fin dall'inizio, meno estrema nei numeri, più convincente nella sostanza.
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