Katrin Adt attacca Bruxelles: “Troppe regole, auto più care”. Ma è davvero solo colpa dell’Ue?

Katrin Adt attacca Bruxelles: “Troppe regole, auto più care”. Ma è davvero solo colpa dell’Ue?
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La CEO di Dacia, Katrin Adt, punta il dito contro Bruxelles: troppe regole, auto più care e margini sempre più stretti per chi fa dell’accessibilità il proprio credo. Ma è davvero solo l’over-regulation a pesare sui listini? Tra sicurezza, elettrificazione e nuove norme in arrivo, la sfida per Dacia è più complessa di quanto sembri.
2 marzo 2026

Le parole sono nette, quasi tranchant. In un’intervista rilasciata ad Auto Zeitung, la CEO di Dacia, Katrin Adt, ha puntato il dito contro le normative europee, accusate di aver reso le auto più complesse e, soprattutto, più costose. Un tema caldo, che tocca il cuore del posizionamento del marchio rumeno: offrire l’essenziale al prezzo più basso possibile.

Al centro del discorso c’è la possibile nascita della categoria europea M1E, una sorta di risposta continentale alle kei car giapponesi. Per Dacia sarebbe terreno fertile: “Sosteniamo l’idea di piccole auto europee, questo è il nostro core business”, ha dichiarato Adt. Il problema, secondo la manager, è l’incertezza normativa che rende difficile pianificare investimenti e sviluppo prodotto.

Fin qui, nulla di sorprendente. Il settore automotive europeo vive da anni in un clima di transizione continua: nuove regole su emissioni, sicurezza attiva, cybersecurity, software defined vehicle. Adt parla di 107 nuove leggi in arrivo nei prossimi cinque anni e di un team interno dedicato esclusivamente a districarsi nella giungla normativa. Un peso che, a suo dire, si riflette direttamente sul listino: “Il 40% degli aumenti di prezzo degli ultimi cinque anni è dovuto alle normative Ue”. Una cifra importante, che però meriterebbe di essere scomposta.

Perché è vero che l’Europa ha alzato l’asticella in termini di sicurezza ed emissioni, ma è altrettanto vero che l’aumento dei costi industriali, l’elettrificazione forzata, l’inflazione sulle materie prime e la crescente sofisticazione tecnologica hanno inciso in maniera trasversale su tutti i costruttori, non solo su chi opera nel segmento entry level. Semplificare tutto sotto l’etichetta “over-regulation” rischia di essere una lettura parziale.

La Dacia Spring EV
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Adt chiede addirittura un congelamento delle normative. Una proposta forte, che intercetta il malumore di molti costruttori generalisti, ma che si scontra con un dato oggettivo: molte delle tecnologie oggi obbligatorie – dai sistemi ADAS alla protezione avanzata degli occupanti – hanno contribuito a ridurre drasticamente mortalità e lesioni gravi sulle strade europee. Il designer Giorgetto Giugiaro, dopo un incidente in Costa Smeralda, ha dichiarato: “Sono sopravvissuto perché su un’auto sicura, ma la sicurezza è per i ricchi”. Una frase che fotografa il paradosso: più sicurezza significa più costi, ma tornare indietro è davvero un’opzione?

La filosofia Dacia resta chiara: mettere il cliente al primo posto, eliminare il superfluo, evitare l’ostentazione tecnica. Un approccio che ha premiato modelli come Sandero e Duster, capaci di intercettare una domanda concreta di mobilità accessibile. Tuttavia, nel momento in cui il mercato si sposta verso l’elettrificazione, la sfida si complica.

La Dacia Duster
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Dopo l’esperienza della Spring, Adt promette un ampliamento della gamma elettrica oltre il segmento A, con vetture dotate di “autonomia decente” e prezzi accessibili. Nessun dettaglio tecnico, però. E qui emerge un altro nodo: costruire un’elettrica davvero low cost in Europa, rispettando standard di sicurezza, batterie omologate e requisiti software sempre più stringenti, è un esercizio industriale estremamente complesso.

La battaglia contro Bruxelles può funzionare come messaggio politico e identitario, coerente con l’anima pragmatica del marchio. Ma la realtà è che il mercato europeo chiede auto più sicure e più connesse. Il vero banco di prova per Dacia non sarà tanto ottenere un alleggerimento normativo, quanto dimostrare di poter restare fedele alla propria promessa di valore in un contesto che, regolamenti o meno, è destinato a diventare sempre più tecnologico e costoso.

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