Carburanti alle stelle, la Francia non ci sta: prezzi bloccati e ispezioni a tappeto contro il caro benzina

Carburanti alle stelle, la Francia non ci sta: prezzi bloccati e ispezioni a tappeto contro il caro benzina
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Con il Brent che ha sfiorato i 120 dollari al barile, il prezzo del carburante è diventato il problema numero uno degli automobilisti europei. La risposta dei governi? Chi congela i prezzi, chi taglia l'IVA, chi impone tetti ai distributori. Un panorama in rapida evoluzione.
17 marzo 2026

C'è una rotta marittima larga pochi chilometri che muove circa il 25% del petrolio mondiale. Si chiama stretto di Hormuz, e da fine febbraio 2026 è di fatto chiusa. La causa è l'operazione militare congiunta lanciata da Stati Uniti e Israele contro l'Iran il 28 febbraio, che ha colpito anche alcuni giacimenti petroliferi del Golfo Persico. Il risultato è stato immediato e brutale sui mercati: il Brent, il greggio di riferimento per l'Europa, è schizzato da poco più di 70 dollari al barile fino a sfiorare i 120 dollari il 9 marzo, stabilizzandosi oggi intorno alla soglia psicologica dei 100 dollari.

Per gli automobilisti europei, questo si è tradotto in una stangata alla pompa. In Francia, il gasolio ha superato i 2 euro al litro, mentre la benzina SP98 ha guadagnato oltre 6 centesimi toccando una media di quasi 1,98 euro al litro. Un'accelerazione dei prezzi che non si vedeva dai tempi della crisi energetica post-invasione dell'Ucraina.

La risposta francese: tra controlli a tappeto e accordi con i distributori

Il governo di Parigi ha reagito su due fronti. Il primo, più visibile, è stato quello dei controlli nelle stazioni di servizio: tra il 9 e il 12 marzo, una task force di 200 agenti della DGCCRF, la direzione francese per la tutela della concorrenza e dei consumatori, ha effettuato ben 630 ispezioni in soli tre giorni, l'equivalente di sei mesi di attività ordinaria. Il risultato? Sanzioni amministrative nel 5% dei casi, principalmente per incongruenze tra i prezzi esposti e quelli dichiarati sul portale governativo prix-carburants.gouv.fr, che il 10 marzo ha registrato un picco di 200.000 consultazioni giornaliere, dieci volte la media normale.

Il secondo fronte è stato quello della trattativa diretta con i distributori. Il 12 marzo, su iniziativa del ministero dell'economia, i principali operatori del settore si sono riuniti e hanno preso impegni concreti: alcuni hanno annunciato il congelamento dei prezzi, altri hanno promesso riduzioni tra i 10 e i 30 centesimi al litro. TotalEnergies ha prolungato il blocco dei prezzi alle proprie stazioni, mentre le catene di supermercati Système U e E.Leclerc hanno già tagliato i prezzi di 30 centesimi al litro a partire dall'11 marzo.

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La mossa dell'AIE: 400 milioni di barili immessi sul mercato

Sul piano internazionale, l'intervento più significativo è arrivato il 11 marzo, quando i 32 paesi membri dell'Agenzia Internazionale dell'Energia hanno deliberato lo sblocco record di 400 milioni di barili dalle riserve strategiche, più del doppio di quanto mobilizzato nel 2022 per far fronte alla crisi ucraina. La Francia contribuisce con 14,5 milioni di barili. Secondo il presidente Macron, si tratta di circa 20 giorni di volumi normalmente transitati per lo stretto di Hormuz: una misura tampone più che risolutiva, ma sufficiente, nelle intenzioni, a raffreddare la speculazione e scongiurare carenze di approvvigionamento.

E il resto d'Europa? Ognuno gioca la propria carta

Mentre Parigi negozia con i distributori, altri paesi europei hanno optato per misure più muscolari. Croazia e Ungheria hanno imposto per legge un tetto massimo ai prezzi alla pompa. La Grecia ha scelto invece di limitare i margini di profitto dei distributori, colpendo la catena a monte. L'Italia, nel frattempo, sta valutando una manovra sull'IVA sui carburanti per attutire il colpo sui consumatori, una leva fiscale già utilizzata in passato con risultati controversi.

Il quadro che emerge è quello di un'Europa frammentata nelle risposte, unita solo nella preoccupazione. E con un conflitto in Medio Oriente che non accenna a concludersi e con le elezioni politiche all'orizzonte in Francia, il tema del caro carburante è destinato a dominare il dibattito pubblico nelle prossime settimane. La domanda che nessuno vuole rispondere apertamente è una sola: se il Brent dovesse restare sopra i 100 dollari a lungo, le misure volontarie dei distributori reggeranno?

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