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C'è qualcosa di profondamente contraddittorio nei numeri appena diffusi dalla China Passenger Car Association (CPCA), eppure è proprio in quella contraddizione che si nasconde il vero terremoto. Ad aprile, le vendite al dettaglio di veicoli a nuova energia in Cina hanno toccato quota 849.000 unità, in calo del 6,8% su base annua. Il quarto mese consecutivo in territorio negativo. Eppure, nello stesso istante in cui il comparto elettrico arretrava, la sua quota di mercato è schizzata a un valore mai visto prima: 61,4%. Per la prima volta nella storia, oltre sei auto su dieci vendute nel più grande mercato del pianeta sono spinte da una tecnologia elettrificata.
Come è possibile? Semplice, e al tempo stesso brutale: il motore a combustione sta affondando molto più in fretta dell'elettrico.
Il dato che fa rumore è quello complessivo. L'intero mercato cinese delle vetture passeggeri ha chiuso aprile a 1.384.000 unità, con un crollo del 21,5% rispetto a un anno fa. È il settimo mese consecutivo di flessione. La contrazione mese su mese è del 16%, i clienti cinesi stanno smettendo di comprare automobili a benzina e diesel a una velocità impressionante, e nessun rimbalzo del mercato globale riesce a mascherare l'evidenza. La stessa CPCA, nel commento ai numeri, ha usato parole nette: il vero motore della contrazione del retail è il collasso delle vendite di vetture a combustibile fossile, mentre il ritmo dell'elettrificazione sta superando ogni previsione.
In altre parole, l'auto elettrica non sta perdendo quota perché vende meno: sta guadagnando quota perché il termico sta sparendo.
Scomporre il dato delle NEV racconta molto di come si sta riposizionando l'industria. Le auto elettriche pure a batteria hanno totalizzato 579.000 unità, con una crescita del 2,4% annuo e un dato sostanzialmente stabile rispetto a marzo. È il pilastro che regge tutto. Le plug-in hybrid, invece, raccontano una storia diversa: 192.000 immatricolazioni, con un tonfo del 25,2% sull'anno e un ulteriore 3,5% in meno rispetto al mese precedente. Sembrava la tecnologia ponte perfetta, eppure il consumatore cinese pare averla già archiviata.
E poi c'è il caso più intrigante, quello dei range extender (EREV): 79.000 unità, in calo dell'11,1% annuo ma in rialzo del 6,4% rispetto a marzo. Un piccolo ritorno di fiamma per la tecnologia, che propone autonomie elettriche reali con un piccolo generatore termico a fare da paracadute. Nel complesso, il mondo ibrido in senso lato, sommando PHEV ed EREV, vale 271.000 unità, in flessione del 21,9% annuo.
Qui arriva l'altro dato che dovrebbe togliere il sonno ai costruttori europei. I brand domestici cinesi hanno raggiunto una quota del 69,6% sull'intero mercato passeggeri, quattro punti in più rispetto a un anno fa. Ma il dato che fa girare la testa è un altro: nel segmento NEV, la penetrazione dei marchi cinesi sfiora l'80,1%. Significa che otto auto elettrificate su dieci vendute in Cina sono firmate BYD, Geely, Chery, Xpeng, Nio, Li Auto, Leapmotor, Xiaomi e compagnia. Volkswagen, Toyota, Hyundai, GM: tutte ridotte a comprimari sul mercato che, fino a pochi anni fa, era il loro forziere.
E se in patria la torta complessiva si restringe, fuori dai confini cinesi succede qualcosa di clamoroso. Le esportazioni di automobili dalla Cina ad aprile hanno toccato 769.000 unità, con un balzo del 80,7% annuo e un +11,8% mese su mese. Numeri da capogiro. Ma la vera notizia è dentro la notizia: le esportazioni di veicoli a nuova energia hanno raggiunto 406.000 unità, con una crescita esplosiva del 111,8% sull'anno e del 18,3% rispetto a marzo. Per la prima volta, le NEV rappresentano la maggioranza assoluta delle auto cinesi esportate, con una quota del 52,7% sul totale.
La fotografia è netta e dovrebbe far suonare l'allarme nei consigli di amministrazione di Wolfsburg, Tochigi, Stoccarda e Detroit. Il mercato cinese non sta semplicemente cambiando: si sta riscrivendo dalle fondamenta. La transizione elettrica procede più veloce delle stime, il termico evapora a ritmi che nessun piano industriale aveva ipotizzato, i marchi locali dominano sia in casa sia nei flussi di export, e il pianeta intero sta diventando il loro terreno di caccia.
Se aprile 2026 verrà ricordato per qualcosa, sarà per il momento in cui la soglia psicologica del 60% è caduta. E con lei, simbolicamente, un'epoca intera.
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