Scandalo diesel Volkswagen, anche l'Italia vuole vederci chiaro

Scandalo diesel Volkswagen, anche l'Italia vuole vederci chiaro
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Il Ministro dell'Ambiente Galletti chiede ufficialmente spiegazioni al costruttore tedesco. Anche Francia e Germania chiedono chiarimenti a Wolfsburg
22 settembre 2015

Punti chiave

Si allarga a macchia d'olio lo scandalo sulle emissioni “truccate” da Volkswagen scoperto dall'Epa e dal Carb californiano, i due enti che si occupano di protezione dell'ambiente. Dopo la notizia trapelata ieri che alcuni modelli Audi (A3) e Volkswagen (Jetta, Beetle, Golf e Passat) con motore 2.0 TDI prodotti tra il 2009 e il 2015 sono stati dotati di un software in grado di ingannare i sensori dei NOx, anche il Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti ha chiesto a Volkswagen Italia chiarimenti sull’effettivo rispetto della normativa in materia di emissioni e inquinamento dell’aria per le vetture vendute sul mercato italiano. 

 

«Dopo questione emissioni negli USA, ho chiesto a Volkswagen Italia rassicurazioni sul mercato italiano. Vogliamo vederci chiaro», ha fatto sapere il Ministro in una nota ufficiale, mentre i consumatori annunciano la class action: «Le autorità competenti devono dirci se la vicenda delle emissioni truccate riguarda anche autovetture vendute nel nostro paese. In tal caso sarà inevitabile una class action da parte di tutti i proprietari di auto del gruppo per l’eventuale inganno subito, e presenteremo una maxi-richiesta danni miliardaria anche per i danni prodotti all’ambiente», spiega il presidente del Codacons Carlo Rienzi

motore tdi volkswagen
Il propulsore 2.0 TDI sotto accusa: negli USA viene chiamato dal costruttore tedesco "Clean Diesel"

Le reazioni di Germania e Francia 

Una posizione simile è stata presa in Germania, con il Ministro dei Trasporti Alexander Dobrindt che ha chiesto «all'Ufficio federale dell'automobile di far condurre immediatamente dei test specifici e approfonditi sui modelli diesel di Volkswagen da esperti indipendenti». Il caso approderà giovedì prossimo al Bundestag. 

 

In Francia il ministro delle Finanze Michel Sapin ha chiesto un'inchiesta «a livello europeo» allargata a «tutti i costruttori, compresi quelli francesi per rassicurare i cittadini» per accertare se anche le auto commercializzate nel Vecchio Continente siano state del software incriminato negli USA o di altri espedienti irregolari per aggirare i controlli. 

Le scuse pubbliche di Winterkorn 

Negli USA intanto sono state bloccate le vendite dei modelli incriminati ed è stato ordinato il richiamo delle 482.000 vetture non conformi alle norme sulle emissioni americane (fino a 40 volte superiori al consentito), anche se il rimedio dovrà ancora essere trovato. Oltre a sostenere i costi per riparare alla frode, Volkswagen potrebbe subire una maximulta che secondo le stime potrebbe arrivare a 18 miliardi di dollari e le conseguenze dell'inchiesta penale avviata dal Dipartimento di Giustizia federale. 

 

«Sono personalmente desolato del fatto di aver deluso la fiducia dei nostri clienti e dell'opinione pubblica. Per il consiglio di amministrazione e per me personalmente questi eventi hanno la più alta priorità. Vw non consente violazioni di regole e leggi di alcun tipo. Lavoriamo con le istituzioni competenti per poter chiarire nel modo più trasparenze veloce ed esaustivo possibile i fatti». Queste le scuse ufficiali del numero uno di Volkswagen Martin Winterkorn

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