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Il paddock di Formula 1 riposa per poco più di una settimana prima di tornare in azione dando inizio alla tournée europea. Prima tappa dopo il Canada, infatti, sarà Montecarlo, che ospiterà l’iconico Gran Premio di Monaco. Sulla pista cittadina per eccellenza capiremo se questo nuovo regolamento tecnico — ancora al centro delle polemiche — avrà reso più agevoli i sorpassi. Ma in attesa che l’azione si sposti nuovamente sulle prestazioni, Max Verstappen ha aperto il suo scrigno con uno spaccato nudo e crudo della sua vita e della sua mentalità. Di quanto sia legato ai motori e di quanto si batta per il bene del motorsport, oltre alla sua nuova veste di padre.
Lo scorso weekend il campione olandese ha conquistato il suo primo podio stagionale — dopo cinque gare disputate — con la Red Bull di questo nuovo ciclo tecnico. Un terzo posto arrivato da una lotta tanto accesa quanto pulita con il suo rivale di sempre Lewis Hamilton, ma con un sapore di vittoria. Infatti, questo nuovo campionato non è iniziato con i migliori presupposti per la squadra di Milton Keynes, che non era ancora riuscita a ottimizzare la RB22 massimizzando l’ottimo lavoro svolto con il supporto di Ford per la realizzazione del loro primo powertrain in assoluto per la Formula 1. Ora, però, con la medaglia di bronzo al collo del Gran Premio del Canada, per Max Verstappen è il tempo di analizzare quello che lo aspetta, perché le cose cambiate nella sua vita in quest’ultimo anno sono tante.
Il quattro volte campione del mondo si è fatto amare e odiare, dentro e fuori dal paddock, per il suo carattere schietto. Potrebbe apparire quasi saccente, ma quello che si cela dietro l’aria da duro è tutt’altro che un carattere ostile. Sicuramente le quattro iridi conquistate hanno fatto maturare il suo approccio in pista, ma Max negli ultimi tempi si è distinto anche per la maturità politica. Con l’avvento del nuovo regolamento tecnico, Verstappen non ha usato mezzi termini per esprimere il suo punto di vista. “Una Formula E sotto steroidi”, ha definito la nuova Formula 1. Parole, le sue, che non sono di parte per quanto riguarda le prestazioni della Red Bull — considerando che nei test in Bahrain, quando Max ha sentenziato, la RB22 era una delle più promettenti del lotto — ma di puro interesse per il futuro della categoria.
Nelle prime uscite stagionali, infatti, tutti i nodi riguardo alla ripartizione 50/50 tra motore elettrico e motore endotermico sono venuti brutalmente al pettine. Lotte in stile Mario Kart con sorpassi yo-yo dovuti alla gestione dell’energia, qualifiche dove i piloti non potevano spingere al limite per via delle batterie, e ancora peggio il fattore sicurezza sia in partenza — vedi Lawson schivato per un pelo da Colapinto sulla griglia di partenza in Australia — che nel corso della gara, quando i piloti si trovano in fasi diverse di deployment, come nel caso dell’incidente di Bearman in Giappone. Tutto questo è stato affrontato nel mese di pausa forzata di aprile dalla Federazione in collaborazione con FOM, motoristi, team e soprattutto i piloti — finalmente presi in considerazione dopo tempo — e parzialmente risolto con dei correttivi. Già a Miami Verstappen ha apprezzato le modifiche introdotte, ma bisogna vedere come si comporteranno queste nuove vetture e power unit su un novero così vasto di piste come quelle che li attendono ora in Europa. Perché il rischio — la paura — è che questo non possa bastare.
Motivo per cui la Formula 1 adesso sta giocando un’importante partita a scacchi politica con una ripartizione 60/40 del motore a favore della parte endotermica. Questo, però, andrebbe a neutralizzare l’effetto dell’ADUO che verrà presto svelato. In questa partita, anche Max Verstappen ha voluto dire la sua. Se il prossimo anno non verrà cambiato il motore, potrebbe essere il suo ultimo atto da pilota del Circus. In caso contrario, è pronto a impegnarsi a vita con la Red Bull. “A meno che non succedano cose davvero incredibili, ma non lo escludo. Spero che tutti mantengano la parola data. Posso però confermare che resterò in Formula 1”, ha rivelato in un’intervista esclusiva a Erik Van Haren, uno dei giornalisti più vicino al 'clan Verstappen' nel paddock, del De Telegraaf. Dunque, se le discussioni circa le modifiche all’hardware del powertrain del prossimo anno dovessero andare in porto, è pronto a restare in F1. In caso contrario, la categoria perderebbe uno dei suoi massimi esponenti degli ultimi anni. “Il rapporto tra motore a combustione e motore elettrico sarà quindi approssimativamente di 60-40, a seconda del circuito. Non è ancora la soluzione ideale, ma è un passo nella giusta direzione. E certamente un miglioramento rispetto alla situazione attuale”, ha aggiunto.
L’opzione di un anno sabatico, come si era discusso prima dell’inizio della stagione, è stata completamente bandita da Verstappen. Per un carattere come il suo, dove tutto è bianco o nero, lasciare porte socchiuse non è ammissibile. “Non è da me. Se smetto, smetto del tutto. Ma al momento non è un’opzione”, ha ribadito. E, schietto com’è, ha anche rivelato la verità circa il suo piacere di guidare le attuali monoposto di Formula 1. “È vero, provo meno piacere. Ma a un certo punto cerco di trarne il meglio. Tenendo anche a mente che l'anno prossimo andrà meglio. Per questo motivo, ora riesco ad accettarlo un po' meglio”. E non a caso, per riconnettersi con la vera natura del motorsport, appena due settimane fa è stato protagonista assoluto della 24 Ore del Nürburgring. Arrivato in punta di piedi, per quanto possibile essendo un quattro volte campione del mondo di F1, Max ha stupito il parterre di piloti esperti del mondo GT, Endurance e soprattutto dell’Inferno Verde. Il motivo è semplice: in ogni suo gesto ha espresso la massima umiltà, amore e attenzione al minimo dettaglio per portare a termine, insieme al suo equipaggio, la miglior prestazione possibile. Lui con Jules Gounon, Lucas Auer e Daniel Juncadella hanno sfiorato l’impresa della vittoria, ma a tre ore dal traguardo un guasto all’albero della trasmissione della Mercedes-AMG GT3 ha fatto sfumare il sogno. Un conto in sospeso con il Nordschleife che è pronto a saldare il prossimo anno.
“Se non dovesse cadere di nuovo in un weekend senza Formula 1, allora vorrei gareggiare di nuovo”, ha rivelato. Ma oltre il Nordschleife, Max non crede di voler provare nuove esperienze in pista. Neanche la 24 Ore di Daytona che cade nel mese di gennaio, in piena pausa invernale. Solo l’Inferno Verde rappresenta in pieno — dall’azione in pista al rapporto nudo e crudo con i meccanici, la macchina e soprattutto la velocità e il pericolo — la vera essenza del motorsport. E proprio questo potrebbe spingere Max a rivedere i suoi piani futuri. “C'è molta azione da vedere sul Nordschleife. Sembra puro, i sorpassi non sembrano artefatti. È brutale e spietato. Inoltre, dipende anche un po' dal tipo di circuito. In Formula 1 corriamo su circuiti bellissimi, ma anche su circuiti meno blasonati”, ha ammesso rispondendo alla sorpresa provata dai fan nel vedere le sue gesta al volante della Mercedes-AMG GT3. È ancora vivo negli occhi di chi l’ha seguita da casa — e di noi che abbiamo potuto assistere direttamente a bordo pista — il duello all’ultima ruotata nello stint notturno con Maro Engel a bordo della vettura gemella numero #80, che si è portata a casa la vittoria.
Un aspetto rimasto impresso è stata anche la gestione complessiva dell’impegno in pista. “Qui in Formula 1 si tratta anche di tutto ciò che devo fare intorno alla gara — il tutto appare ormai quasi come un obbligo per Max — Nelle gare GT tutti questi obblighi non sono coinvolti e sono molto più protetto. Qui, a volte, mi spaventa un po', ma so anche che fa parte del gioco”. Ma con l’arrivo della piccola Lily, che ha da poco compiuto un anno, il suo approccio agli impegni legati al mondo della Formula 1 è cambiato radicalmente. “Cerco sempre di tornare a casa il prima possibile dopo la gara. Sono già via così tanto, anche per le altre gare al di fuori della Formula 1, quindi cerco di stare a casa il più possibile”. E lui in prima persona, con il padre Jos, ha vissuto il peso di dover passare diverso tempo lontani. “Ricordo ancora com'era quando mio padre partiva per le gare di Formula 1. A volte usciva di nascosto, letteralmente dalla porta sul retro. Dato che lo trovavo assolutamente terribile, mi mettevo a piangere. E anche mio padre lo trovava molto fastidioso, ovviamente. Ma fa parte del gioco”.
Essendo ancora molto piccola, Max e la compagna Kelly Piquet — viste le loro esperienze dirette — preferiscono tenere Lily lontana dal caos del paddock. “Non la voglio al centro dell'attenzione in questo momento. Sarà lei a decidere più avanti se lo desidera o meno. Ecco perché non la voglio nel paddock adesso. Innanzitutto perché tanto non se lo ricorderà in seguito, ma anche per una questione di privacy. Un neonato o un bambino piccolo dovrebbe vivere una vita spensierata”. Poi, quando sarà grande, Verstappen ha voluto sottolineare che sarà lei a decidere se avvicinarsi alla Formula 1 seguendo le orme del padre e dei nonni, oppure a un altro sport. “Per me la cosa più importante è: sii sempre te stessa”, questo è l’insegnamento più importante che vuole trasmetterle. “E per quanto mi riguarda, lei è libera di decidere da sola cosa le piace fare in futuro. Ci sono molti genitori che spingono i figli e vogliono indirizzarli in una certa direzione, ad esempio per quanto riguarda lo sport. Questo è esattamente ciò che non si dovrebbe fare. Credo che si possa avvicinare un bambino a certi sport, ma in definitiva deve essere lui a scegliere cosa vuole fare. Sebbene praticare sport sia generalmente positivo, per mantenersi in salute e anche per stare lontani dalla strada, si è meno propensi a fare sciocchezze. Inoltre, credo sia importante essere gentili con la propria famiglia. E a volte fermarsi a pensare che non tutti saranno con noi per sempre. E avere compassione, soprattutto verso le persone che ci circondano”.
Quando sarà grande, potrebbe vedere da vicino il padre Max correre ancora con i colori della Red Bull. “Idealmente, mi piacerebbe rimanere legato alla Red Bull per il resto della mia vita; l'ho sempre detto. Ma non devo prendere questa decisione oggi o domani. Che sia qui o altrove, c'è molto di più in ballo del semplice contratto in Formula 1. Parlo anche di tutti gli altri progetti”. I progetti in questione riguardano proprio il suo impegno nel GT. Oltre alla sua apparizione al Nürburgring, Max segue personalmente il team Verstappen.com, che sarà in scena proprio questo weekend a Monza per il secondo appuntamento del GT World Challenge Europe, con Dani Juncadella, Chris Lulham e Jules Gounon in classe PRO. Al momento la vettura prescelta è la Mercedes-AMG GT3, una delle più prestazionali, soprattutto nelle gare endurance, ma sarebbero in corso trattative — secondo nostre fonti — per passare alla Ford Mustang GT3 Evo il prossimo anno nel GTWC. Tornando al suo futuro a Milton Keynes ha aggiunto: “Ne sto parlando anche con la Red Bull. Sono molto tranquillo al riguardo. Non dobbiamo drammatizzare troppo la situazione. Anche se non dovesse andare in porto, per me andrebbe bene. Questo è il mio approccio alla vita”, ha chiosato pragmatico.
Che sia l'asfalto spietato della Nordschleife o la griglia di partenza di Montecarlo, Verstappen continua a cercare quella purezza che lo ha fatto innamorare delle corse. Un approccio in bianco e nero, senza sfumature o vie di mezzo. Il pragmatico Max ha tracciato la sua rotta: finché ci sarà la vera velocità, quella vera e non artefatta, lo vedremo ancora in azione. Poi, quando calerà il sipario, sarà solo tempo di chiudere la porta del paddock e ascoltare l'unico consiglio che conta davvero: essere, semplicemente, se stessi.