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Sulla carta qualcosa si sta muovendo nella direzione giusta. Il piano di riduzione dei costi avviato da Volkswagen comincia a incidere, il flusso di cassa della divisione Automotive è tornato positivo e una parte dei marchi del gruppo ha persino migliorato i propri risultati. Eppure, a guardare l'umore di chi siede ai vertici, il clima resta tutt'altro che sereno. A confermarlo è un'inchiesta della rivista economica Manager Magazin, che ha portato alla luce un sondaggio interno e anonimo dai contenuti piuttosto eloquenti.
Quel sondaggio nasce da una domanda apparentemente semplice, cioè quanto sia compatto il management del gruppo tedesco. A rispondere sono stati i membri del consiglio di amministrazione e del consiglio di sorveglianza, le due strutture che governano l'azienda. Le risposte, raccolte in forma riservata, hanno finito però per spostare l'attenzione su un altro tema, ovvero la percezione che gli stessi dirigenti hanno della tenuta del gruppo nel medio periodo.
Il quadro che ne emerge è netto. Sei dei nove componenti del consiglio di amministrazione consultati hanno descritto la posizione dell'azienda come esposta a un rischio per la propria continuità. I tre rimanenti hanno preferito la formula di una situazione "tesa", senza arrivare ai toni più allarmati. Resta significativo, in ogni caso, un dato di fondo, vale a dire che nessuno tra gli interpellati ha selezionato l'opzione che descriveva lo scenario come "non critico".
Ancora più compatta la posizione sulle contromisure. Su questo fronte i nove consiglieri hanno espresso una valutazione unanime, chiedendo un cambiamento radicale di strategia. Le osservazioni più dure, stando a quanto riferito, hanno riguardato l'impostazione del gruppo nei mercati considerati strategici, in particolare la Cina e il Nord America.
Le preoccupazioni interne non nascono nel vuoto. Il primo trimestre 2026 si è chiuso con un utile operativo in flessione del 14,3% a 2,5 miliardi di euro e un margine operativo sceso al 3,3% dal precedente 3,7%, a fronte di attese che indicavano sostanziale stabilità. I ricavi si sono attestati a 75,7 miliardi, in calo del 2,5% e sotto le previsioni di 77,6 miliardi, mentre l'utile netto è arretrato del 28,4% fino a circa 1,56 miliardi.
Dietro questi numeri pesa soprattutto la dinamica dei mercati esterni all'Europa. Le consegne complessive sono scese a 2,0 milioni di unità, trainate verso il basso dal meno 20% in Cina e dal meno 9% in Nord America. Una frenata che la crescita in Sud America (+3%), Europa occidentale (+1%) ed Europa centrale e orientale (+7%) ha potuto compensare solo in parte. A complicare il bilancio si aggiunge l'effetto dei dazi statunitensi, quantificato in circa 4 miliardi di euro l'anno.
Accanto alle ombre, però, il trimestre porta anche elementi più incoraggianti, ed è proprio su questi che poggia la prudente fiducia comunicata dall'azienda. I costi generali ridotti sfiorano il miliardo di euro, mentre il flusso di cassa netto della divisione Automotive è risalito a 2 miliardi, dopo il valore negativo di 828 milioni dello stesso periodo del 2025. Sul piano industriale e occupazionale procede intanto il riassetto, che prevede una riduzione di circa 50.000 posti di lavoro in Germania entro il 2030 e un ridimensionamento della capacità produttiva in Cina, già diminuita di circa 1,5 milioni di veicoli dal 2023.
Non meno rilevante è il fatto che alcune aree del gruppo abbiano migliorato i propri conti. Il Core Brand Group, che comprende Volkswagen, Skoda, SEAT e Cupra, ha incrementato l'utile operativo del 38% portandolo a 1,5 miliardi, con un margine in salita al 4,4%. Diverso invece il percorso di Porsche, il cui utile operativo è passato da 700 a 500 milioni di euro, con il margine sceso dall'8,7% al 7%.
Su queste basi il gruppo ha scelto di confermare la guidance per l'esercizio in corso, con ricavi attesi tra la sostanziale stabilità e una crescita fino al 3% e un margine operativo previsto in una forchetta tra il 4% e il 5,5%. Una stima che, come precisato dalla stessa azienda, non considera un possibile aggravarsi delle tensioni in Medio Oriente. Per il maggiore costruttore automobilistico europeo, il confronto interno emerso dal sondaggio si inserisce così in una fase delicata, nella quale la discussione sulla strategia futura sembra destinata a restare prioritaria.
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